Cos’è il tamburo nelle stampanti?

0

IL TAMBURO DELLE STAMPANTI

L’unità pulsante della fotocopiatrice e l’indicatore della qualità di stampa.

Il tamburo fotosensibile è un componente che si trova da sempre nelle fotocopiatrici e, ultimamente, nelle più all’avanguardia stampanti tradizionali ad uso domestico o di ufficio. La denominazione di questo prodotto può essere molto variabile, a seconda della terminologia usata dalle case produttrici. Generalmente però, si individuano:
a) Tamburi OPC;
b) Unità di immagine;
c) Drum;
d) Imaging Unit.

Il ruolo fondamentale di un tamburo è quello di generare l’immagine mediante il toner e “plottarla” su carta, cartoncino o pergamena. La sua morfologia ricorda un cilindro, capace di ruotare intorno al proprio asse di simmetria. Il materiale di cui è composto invece, può variare dal selenio all’alluminio. L’integrità di un tamburo e la sua pulizia sono le condizioni necessarie per una stampa di alto livello. Infatti, se per qualunque motivo vengono a manifestarsi fenomeni di deterioramento, il risultato sarà una stampa densa di sbavature, di chiazze localizzate di colore oppure opacità del testo e/o dell’immagine.

LE TIPOLOGIE DI TAMBURI

Una carrellata dei principali tamburi presenti sul mercato, acquistabili su https://www.tonercartuccestampanti.it e montati su diverse tipologie di stampanti.

Al momento dell’acquisto, una stampante può essere dotata principalmente di tre tipologie di tamburi:
a) I tamburi fotosensibili che sono parte della cartuccia toner. Si tratta di tamburi monouso montati su stampanti piccole e a basse prestazioni. La loro vita utile si aggira intorno alle cinque mila pagine;

b) I tamburi fotosensibili intercambiabili. Sono dei componenti semi permanenti e indirizzano verso una stampante a medio alte prestazioni. Questa volta la sostituzione diviene necessaria dopo venti o venti cinque mila copie;

c) I tamburi fotosensibili permanenti. Si presentano resistenti e vigorosi e per tale ragione vengono montati principalmente nelle macchine professionali richieste per attività di foto-copisterie o nelle più rinomate aziende mondiali. La caratteristica di avere un tamburo permanente garantisce da un lato una durata stimabile intorno alle cinquecento mila copie, ma dall’altro implica la necessità di disporre di tanti tamburi quanti sono i toner, in genere quattro (nero, ciano, magenta e giallo). Ergo, maggiori costi di gestione giustificabili solo per le applicazioni citate precedentemente.

COME FUNZIONA UN TAMBURO

Dagli albori di una stampa alle funzionalità vere e proprie del tamburo

La stampante è stata inventata per rispondere alle esigenze di dover tramutare documenti digitali in documenti cartacei in pochi istanti. Le stampanti moderne utilizzano un laser che però non tocca mai la carta. Di fatto il suo compito è quello di creare un’immagine del documento con il toner, una polvere finissima progettata per aderire alla pagine grazie ad un uso ingegnoso dell’elettricità statica.

La stampante quindi si articola di un circuito integrato, di un’unità laser e una cartuccia.
All’interno di una cartuccia troviamo due componenti:
-il tamburo fotosensibile;
-il distributore di toner.

Quando si avvia una stampa, il tamburo comincia a ruotare e gira accanto ad un rullo che trasferisce sulla superficie del tamburo una carica elettrica negativa. Questa elettricità latente sulla superficie costituisce l’elettricità statica. Essendo fotosensibile, il tamburo ruotando viene colpito dai raggi laser attivati dal circuito integrato. Nel punto in cui il raggio colpisce la superficie del tamburo, la carica negativa viene neutralizzata e si viene a creare cosi uno spazio neutro, fondamentale nella realizzazione effettiva della stampa.

Il laser scorre riga per riga, illuminando il tamburo un milione di volte al secondo. Ne derivano numerosi spazi neutri che vanno a formare l’immagine del documento sul tamburo.
A questo punto per riportare questa immagine sulla carta occorre riempire gli spazi neutri con il toner. Esso viene scosso all’interno del suo distributore, generando ulteriore elettricità statica. Ogni particella di inchiostro acquisirà una carica negativa.

Accanto al distributore è presente un altro rullo che viene ricoperto di toner e man mano che il tamburo ruota dinanzi a questo rullo, le polveri del toner caricate negativamente vengono attratte dagli spazi neutri. Il toner non può far altro che obbedire alle leggi della Fisica e si trasferisce ad ogni giro del tamburo sugli spazi neutri. Allo stesso tempo, sul tamburo sono depositate cariche negative che si respingono con quelle derivanti dal toner, che aderiscono solo agli spazi colpiti dal laser.

Sul tamburo si forma l’immagine specchiata del documento ed è a questo punto che la stampante carica un foglio (a carica positiva). L’attrazione fortissima tra le particelle del foglio e del tamburo genera la stampa che passerà ancora sotto l’azione di un rullo, riscaldato fino a duecento gradi, che fonde il toner e lo imprime sulla carta in maniera permanente.

SOSTITUZIONE DEL TAMBURO

Come riconoscere un tamburo usurato e difettoso?

Stampe chiare o con sottofondi scuri, strane strisce orizzontali e/o verticali sul foglio stampato possono essere sintomo di un tamburo usurato o difettoso che richiede la sostituzione. Il procedimento della sostituzione del tamburo è facile, sebbene è richiesta molta attenzione.
Operare innanzi tutto a stampante spenta e opportunamente raffreddata. Dopodiché, aprire lo sportellino sulla stampante e rimuoverlo, servendosi delle opportune leve presenti. A questo punto, prima di installare il nuovo tamburo è utile “spolverarlo” con un pò di toner per evitare che l’attrito con la lama di pulizia lo danneggi.

PULIZIA DEL TAMBURO

Processo delicato e meticoloso consigliato da esperti del settore.

Per la pulizia del tamburo si utilizza un panno soffice imbevuto di alcool isopropilico, con il quale si copre l’intera superficie cilindrica senza lasciare aloni.
E’ consigliabile:
a) operare in ambienti non troppo luminosi in quanto i tamburi sono fotosensibili;
b) agire in una sola direzione durante l’attività di pulizia;
c) cercare di non toccare mai col le dita la superficie del tamburo.