Crisanti contro la riapertura natalizia: “Sarebbe moralmente sbagliato”

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Merry Christmas, Fonte Flickr

Mentre al Governo si parla di un’eventuale riapertura natalizia, Andrea Crisanti si è dichiarato contrario. Secondo il professore di microbiologia e virologia, all’Università di Padova, riaprire tutto sarebbe sbagliato. Questo nonostante la curva dei contagi sembri stabilizzarsi lentamente, in parte dovuto al lockdown di molte regioni.

PICCOLE VARIAZIONI – La domanda è perché. Perché Crisanti non pensa sia una buona idea considerare una tale opzione per le feste in arrivo? La risposta ci è stata data durante l’ultima puntata di “Agorà”, in onda su Rai 3.

Per il professore sarebbe: «[…] moralmente inaccettabile se riaprissimo tutto a Natale, per fare tutto il casino fatto in Sardegna quest’estate e ricominciare dall’inizio».

«I casi non stanno aumentando al ritmo della settimana scorsa. Se ieri fossero stati fatti 210-220mila tamponi, saremmo arrivati a circa 36-37mila casi. Quindi ci troviamo davanti a piccole variazioni rispetto al numero dei casi. Sicuramente le misure hanno avuto l’effetto di rallentare l’andamento della curva: la prossima settimana vedremo se la curva inizierà a scendere. Se non scende, bisogna fare qualche altra cosa».

I MORTI E IL PREZZO EMOTIVO – Sempre riferendosi ad una probabile riapertura natalizia, Crisanti continua affermando che: «Sono morte 9mila persone dall’inizio della seconda ondata, le famiglie stanno pagando un prezzo emotivo immenso. l’obiettivo del governo era smorzare il picco senza compromettere la componente economica che si vuole preservare. Ma è un obiettivo che in qualche modo stanno raggiungendo. Stiamo imponendo un sacrificio importante agli italiani, stiamo accettando un sacrificio sociale ed emotivo ogni giorno con 500 morti».

In conclusione l’esperto ha dedicato qualche parola anche al vaccino in sviluppo. «[…] non si sa se i vulnerabili sono protetti e se chi è protetto diventa un portatore sano. Comunque occorre costruire un sistema di controllo e tracciamento sul territorio, anche perché immunizzare tutti è uno sforzo logistico immane».