Curva chiusa per la gara della Juve contro il Chievo

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Sono serviti cinque mesi, corsi, ricorsi, nuovi ricorsi e un mare di polemiche. Alla fine la giustizia sportiva ha sentenziato che la curva della Juventus dovrà rimanere chiusa per la prossima gara di campionato contro il Chievo Verona. Il motivo? Gli episodi (lancio di bomba carta) dello scorso 26 aprile durante il derby con il Torino. Non c’è da festeggiare o essere fieri del funzionamento della giustizia, perché questa vicenda ha raggiunto tutti i tratti dell’assurdo, complice anche il diverso metro di giudizio applicato in situazioni analoghe. Così per anni molte tifoserie sono state punite per cori razzisti, vere o presunte discriminazioni territoriali, mentre quelle del club bianconero no. Così lo scorso campionato una curva è stata chiusa per uno striscione più o meno condivisibile (ma che non commetteva nessun reato), mentre per il lancio di una bomba carta si è dovuto attendere 5 mesi. Colpa anche e soprattutto (se non esclusivamente) di una (in)giustizia sportiva che per ben due volte ha rimandato l’esecuzione della pena per permettere ai tifosi del club bianconero di festeggiare i successi ottenuti la scorsa stagione. C’è da sospettare che più la Juve vince e più ai suoi tifosi è concessa una sanatoria su ogni crimine, anche gravissimo come il lancio di una bomba carta. La colpa, ovviamente, è di chi ha perpetrato tale gesto. Ma la colpa gravissima (che nessuno punirà) è delle istituzioni che hanno ridicolizzato l’accaduto, fatto passare l’idea che c’è chi è impunito e immune da pene anche laddove sbaglia e, soprattutto, che il potere economico o sportivo (le vittorie) valgano più del rispetto della legge e, soprattutto, della sicurezza.