Dallas, uccisi 5 agenti durante la manifestazione per le due vittime afroamericane

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La marcia era pacifica. A Dallas ieri sera centinaia di persone sfilavano verso City Hall per celebrare la morte dei due afroamericani in Louisiana e in Minnesota. La polizia affiancava il corteo. Nonostante i 40 gradi, le persone procedevano a passo svelto. Un piede dopo l’altro. Improvvisamente dall’alto arrivano degli spari. Una dozzina di poliziotti cadono per terra. Gli spari continuano. La folla spaventata incomincia a correre. Sono le prime battute di una terribile tragedia che si è consumata ieri sera a Dallas. E che ancora una volta coinvolge l’odio razziale. Questa volta contro i poliziotti bianchi.

Di quella dozzina di poliziotti colpita dalle pallottole se ne salveranno sei. Quattro moriranno sul colpo e un quinto in ospedale. A sparare sono stati alcuni cecchini. Da dove non si sa ancora. Per ora la polizia ha arrestato tre sospettati. Una donna, afroamericana di pelle chiara, che si trovava vicino al garage di El Centro e due persone all’interno di una mercedes scura sono state prese. Ma per ora non stanno collaborando.

Un quarto uomo, invece, era stato individuato dalla polizia poco dopo l’aggressione. Il possibile cecchino, si era nascosto dentro al garage di El Centro. Dopo che la polizia lo ha accerchiato, ha aperto il fuoco contro gli agenti minacciando di aver piazzato delle bombe nel garage e per le strade del centro. I poliziotti hanno deciso di farlo uscire usando dell’esplosivo, ma probabilmente è stata proprio l’esplosione a causare la sua morte. L’uomo è stato identificato: si tratta del 25enne Micah Johnson, stando a quanto scrive il Los Angeles Times, secondo cui l’uomo non aveva precedenti penali.

Un altro uomo si  consegnato alla polizia. La sua foto è stata postata sull’account Twitter della polizia.  E come un virus si è diffusa velocemente sui network americani e nei vari tg. Il sospettato a questo punto ha deciso di consegnarsi alle forza dell’ordine, nonostante dichiari di essere innocente. Infatti, dopo poco la polizia lo ha dovuto rilasciare, perché nonostante avesse con se un’arma durante la manifestazione, non l’ha mai utilizzata. Si trattava di Mark Hughes, fratello di uno degli organizzatori della marcia di protesta Cory Hughes.