Delusione per il live action Netflix Death Note

Bocciato dai fan e non solo l’adattamento cinematografico Netflix del noto manga Death Note

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Death Note
Fonte: Screen da youtube

I fan del noto manga (e poi anime) Death Note, realizzato da Tsugumi Ōba e Takeshi Obata, si sono visti profondamente delusi dall’omonimo adattamento statunitense ad opera di Netflix e diretto da Adam Wingard.
Già all’uscita dei trailer, le critiche sono state accese e numerose, soprattutto per la scelta del cast e per l’occidentalizzazione della storia.

Ma andiamo con ordine.
La storia vede un dio della morte (shinigami, in giapponese), Ryuk, lasciar cadere sulla Terra il fatidico Death Note, un quaderno sul quale è possibile scrivere il nome di qualcuno per ucciderlo. A trovare il quaderno è Light Yagami (che nel film diventa Light Turner), studente prodigio, disilluso e disgustato dalle ingiustizie del mondo, il quale inizia a giustiziare i criminali con l’intenzione di creare un mondo puro e più giusto, aiutato in seguito dalla svampita Misa Amane (Mia nel film). All’altro angolo del ring, L, il miglior detective del mondo, il quale tenterà di risolvere il “Caso Kira” (è così che Light si fa chiamare) e d’incastrare Light.

Una trama complessa e accattivante, un thriller carico di pathos e astuzia. Ma allora cos’è che non ha funzionato dell’adattamento?
Volendo tralasciare le accuse di whitewashing per L, il problema più evidente è innanzitutto nella caratterizzazione psicologica dei personaggi principali: Light dovrebbe essere uno spietato genio, freddo e manipolatore, volto a degenerare nel delirio di onnipotenza fino all’assoluta follia, e invece ci ritroviamo di fronte un ragazzetto insicuro e spaurito, che gioca a fare il duro di quando in quando. Dal suo canto, L dovrebbe essere un flemmatico e bizzarro detective prodigio, il cui intento è di provare dinanzi alla legge la colpevolezza di Light; l’L del film risulta rabbioso, impulsivo, poco sagace. Anche Misa, in origine devota seguace di Kira, nel film è una psicopatica fuori controllo.
Personalità non rivisitate, semplicemente contraddittorie.
Per non parlare della mancanza di valide spiegazioni e delle scene del tutto prive di senso anche per uno spettatore “profano”.

Anime di Death Note. Fonte Flickr.
Anime di Death Note. Fonte Flickr.

Ma la grande pecca della pellicola sta nell’aver omesso il cuore di Death Note: la partita a scacchi. Ciò che rende il manga Death Note un capolavoro è proprio la continua metafora di partita a scacchi tra due personificazioni differenti di giustizia. Una guerra beneVSmale così moralmente complessa che lo spettatore è in grado d’immedesimarsi facilmente sia nell’uno che nell’altro. La sfida tra i due è così avvincente proprio in quanto sfida intellettuale, un gioco di mosse e contromosse, altro che inseguimento stile poliziesco!

Nonostante la lodevole iniziativa Netflix, privare Death Note dei suoi concetti-chiave, del suo dilemma morale, equivale purtroppo a non avere Death Note! Il risultato è un teen drama con del sangue di contorno, senza suspense e battaglie psicologiche. Nessuno dei personaggi si comporta effettivamente come dovrebbe. Né Light né Mia sembrano credere davvero in questo “piano divino”, ed L non avrebbe mai impugnato una pistola e saltellato tra le auto, spinto da rabbia e rancore. Forse si salva Willem Dafoe nei panni e nella voce di Ryuk ma è comunque troppo poco per non paragonare il lungometraggio a quel gran flop che fu a suo tempo Dragonball Evolution.
Che sia ora d’investire soldi in qualcosa di meglio piuttosto che distruggere capolavori del fumetto giapponese?