Educazione alla musica:il metodo Gordon

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Non molto tempo fa a Milano, nell’atmosfera medioevale del Castello Sforzesco si è tenuto un evento dai toni assolutamente magnifici, e cioè un omaggio a Edwin E.Gordon il padre della teoria musicale che comunemente ed erroneamente viene chiamata Metodo Gordon. Sbagliata per quanto riguarda l’elocuzione perché Gordon stesso rifiutava che il suo studio venisse confinato ad un metodo, ad una norma o ad un sistema. Anzi ha continuato a lavorare fino allo scorso anno, su un modello descrittivo del funzionamento musicale.
Una ricerca la sua, sulle potenzialità della musica, dal suo modo di entrare dentro le persone e sulle potenzialità stesse di come queste persone facciano entrare dentro la musica. Un rapporto che nel tempo diventa un legame, un’intesa. E quindi questa energia, questa vibrazione che nasce in questo rapporto non può essere chiusa in una metodologia che inficia sull’apprendimento. La creatività non può essere indottrinata in maniera sterile, ma deve fluire nell’animo delle persone. Ed è questa la prima base dell’apprendimento Gordon: la spontaneità.

Se si tratta di bambini come sempre poi tutto diventa più facile. Sin da piccoli ma andando indietro, sin nel grembo materno, i bambini sappiamo che recepiscono spontaneamente senza vincoli. Man mano che crescono assorbono qualsiasi cosa sta loro intorno. Primo tra tutti il linguaggio che tendono a produrre nella maniera in cui a loro sembra più giusto. E qualsiasi parola regaleranno non sarà mai corretta dal genitore poiché è la prima grande parola del bambino. Allo stesso modo accadrà con le altre parole fino a quando non saranno capaci di produrre un linguaggio verbale sensato e corretto. Questo accade ovviamente perché sono immersi in un ambiente, familiare, scolastico, sociale che presenta delle informazioni qualitativamente utili affinché il bambino le apprenda. Quel bambino stesso poi avrà imparato a parlare in maniera corretta prima ancora di saper leggere e scrivere.

L’obiettivo di Gordon e dell’associazione AIGAM (associazione italiana Gordon per l’appremdimento) è lo stesso: se il bambino fin dalla nascita è introdotto in un ambiente dove è stimolato all’ascolto della musica, nel tempo quest’altro tipo di linguaggio farà parte del patrimonio culturale del bambino. E per musica si intende musica priva di parole, musica fatta di suoni e quindi di emozioni. Perché della musica il bambino possa fruirne l’essenza, nella musica non devono esserci parole. Le canzoncine cantate a scuola, e cioè le canzoncine “bambinizzate” come le descrive Lorenzo Tarducci docente dell’Aigam, sono sicuramente efficaci dal punto di vista sociale e come rituale quotidiano, ma di quella canzoncina il bambino ricorderà appunto la consuetudine e non l’anima e in questo modo si limitano le infinite possibilità che la musica può offrire. La musica deve essere solo musica quindi, non una musica semplice; ma del resto la complessità è fonte di ricchezza.

Per cui se di pari passo all’apprendimento linguistico, si stimola il bambino all’apprendimento musicale non per avere un talento (poiché il talento è innato, è un’eccezionalità) ma per avere un altro linguaggio espressivo come patrimonio personale, si trae la conclusione che non esisterebbero stonati.
Gli adulti stonati oggi quindi sono il prodotto di una mancata educazione musicale. Ci chiameremmo “stonati linguisti” se improvvisamente dovessimo parlare il cinese mai ascoltato e parlato prima d’ora!
Se un bambino sin da piccolissimo viene stimolato con matite e colori, nel tempo avrà imparato a distinguere le gradazioni e le sfumature oltre ai colori stesso. E allo stesso modo se un bambino viene educato alla musica da solo nel tempo riconoscerà le note.
Il progetto di educazione musicale Gordon viene chiaramente diviso in fasce di età: da 0a 3, da 3 a 6, da 6 in poi. Nelle lezioni soprattutto dei più piccoli sono coinvolti anche i genitori che insieme a loro sono liberi di esprimersi e muoversi come meglio credono ascoltando la musica. È proprio questo lo scopo, cioè l’ascolto e cioè “l’audiation” come l’ha chiamata Gordon. E l’audiation accade spontaneamente quando un bambino semplicemente ascolta, poiché in tempi suoi produrrà. L’audiation quindi è il pensiero musicale stesso che riesce a potenziare lo strumento interno di ciascuno, il quale successivamente sceglierà il suo strumento esterno adatto a lui. Infatti se nei primi tempi la musica ascoltata si chiama suono, successivamente si chiamerà nota che sensazionalmente si suonerà senza averla mai probabilmente vista sul pentagramma.

Quindi spontaneità ed arresa al suono sono i principali cardini del principio Gordoniano. Come nei primi anni di vita il linguaggio di un bambino sarà improvvisazione, cosi anche l’acquisizione musicale nei primi tempi sarà improvvisazione e diventerà come la parola, un mondo sicuro. La passione o anche solo la volontà di imparare a questo punto dipende dal tramite. Se il contesto sarà favorevole se tutti i rinforzi intorno saranno positivi il bambino acquisirà la musica come acquisisce la proprietà di linguaggio e presumibilmente ciò accadrà di pari passo, se e soprattutto si comincerà in fasce.
Gordon per realizzare tutto questo ha puntato sulla formazione, e quindi sugli insegnanti. Anche se in realtà non ha insegnato loro come insegnare. Questo l’ha lasciato all’empatia che si verrà a creare. Ha insegnato solo come avviene il processo di apprendimento il resto accade naturalmente. Accade tra sorrisi, melodie, colori. Tutto diventa fluttuante, tutto assume una dimensione diversa, più vera.

Ivana Di Giacomo