Egitto, Shaimaa el-Sabbagh aspetta ancora giustizia

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Egitto-manifestazione

Una promessa sempre più lontana quella della condanna di Yassin Hatem Salah Eddin, il poliziotto egiziano accusato di aver tolto la vita all’attivista di sinistra Shaimaa el-Sabbagh. Oggi il giudice di Cassazione Taha Qassim ha annullato la sentenza che lo dichiarava colpevole e ha ordinato un nuovo processo a suo carico. Una decisione che in Egitto aumenta il livello di tensione già alto per l’omicidio di Giulio Regeni.

Shaimaa ha perso la vita nel 2015, mentre partecipava ad una manifestazione pacifica al Cairo in occasione del quarto anniversario della rivoluzione di piazza Tahrir con cui fu destituito Hosni Mubarak. Un corteo pacifico che si è trasformato in una tragedia: le immagini della donna colpita a morte erano ampiamente circolate sui social, generando profondo sdegno e riprovazione nell’opinione pubblica egiziana e nel mondo. Shaimaa, così, è diventata un simbolo delle violente repressioni della polizia egiziana durante le manifestazioni.

Come per il caso di Giulio Regeni, anche in questa situazione le autorità inizialmente avevano negato qualsiasi coinvolgimento delle forze di polizia. Poi, a marzo un piccolo passo in avanti: Yassin Hatem era stato condannato per un’azione che ha “portato alla morte” della manifestante. Capo d’accusa di gravità appena inferiore all’omicidio ma comunque rara nei confronti di un membro delle forze di sicurezza. Il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sis, aveva promesso di dare giustizia a Shaimaa, la “figlia dell’Egitto”. Ancora oggi Shaimaa sta aspettando.