Esclusiva-Bruno Pizzul:”Napoli candidato più serio allo Scudetto, Baggio divertiva”

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Bruno Pizzul
Bruno Pizzul

È uno dei telecronisti più apprezzati e stimati. Stiamo parlando di Bruno Pizzul, voce storica della Nazionale che ha rilasciato un’intervista esclusiva a DailyNews24 mostrando tutta la sua modestia e illustrando il suo punto di vista sul campionato. Non è mancato un riferimento a Roberto Baggio, calciatore che Pizzul non ha mai nascosto di apprezzare.

Lei è uno dei telecronisti più amati indipendentemente dal tifo sportivo: qual è stato il Suo segreto nel lavoro?
Non credo di avere un segreto. L’ho fatto cercando di restare il più spontaneo possibile con la convinzione di fare un lavoro interessante che non ha nulla di eroico e, quindi, restando abbastanza aderente alla concretezza e alla realtà. Facendolo seriamente ma senza prendermi troppo sul serio.

Lei è stato un grande ammiratore di Roberto Baggio: secondo Lei c’è qualcuno che può prendere il suo posto?
Mah, direi che che questi confronti, questi paragoni fra giocatori ed uomini che sono diversi non sono sempre particolarmente felici. Roberto ha avuto una sua parabola ed una sua carriera del tutto particolare anche per il suo talento, per le sue caratteristiche. Dopo di lui ce ne sono stati altri giocatori che sicuramente hanno lasciato un segno. Basti pensare a Totti, basti pensare a Del Piero ma forse Baggio aveva una dote particolare: riusciva simpatico a tutti perché dava l’impressione di giocare a calcio per divertirsi e far divertire quelli che lo giocavano. E quindi in quest’ottica è rimasto un qualcosa di unico difficilmente emulabile.

Lei che ha vissuto in prima persona il calcio anni ’90 e parte del 2000 con il Suo lavoro di telecronista, pensa davvero che il calcio si sia livellato verso il basso oppure è solamente nostalgia?
Io credo che ci stato un orientamento nel mondo del calcio e che in genere ha privilegiato l’aspetto tattico e muscolare rispetto a quello del talento e poi è un calcio un pochino più aggrovigliato. Non solo per il modo di stare in campo ma anche per l’organizzazione che si è dato: è un calcio che ha perso il sorriso. È diventato più teso, più nervoso, più litigioso e via dicendo. Sicuramente adesso si ha la sensazione che ci siano meno talenti in campo e che quindi ci sia stato un livellamento. Sicuramente la qualità del gioco è un po’ scaduta.

Dando uno sguardo proprio alla serie A, secondo Lei il Napoli di Sarri può andare lontano oppure sarà destinato a fermarsi?
Io penso che a questo punto – fermo restando che ogni pronostico rischia di essere smentito – il Napoli cominci ad essere il candidato più serio e più credibile nella conquista dello Scudetto perché sembra essere riuscito a cancellare quelle che erano le sue magagne, le sue imperfezioni, in particolare la scarsa tenuta difensiva. Sarri ha cominciato a lavorare molto bene e ha eliminato questo che poi era un problema perché anche nelle passate stagioni il Napoli da metà campo in su era fortissimo però denunciava qualche carenza nel pacchetto arretrato. Ora, alla luce di quelle che sono state le ultime partite, il Napoli è molto molto forte anche in difesa  e resta un candidato credibilissimo fermo restando che è un campionato interessante proprio perché ci sono più squadre che hanno dichiarate e giuste ambizioni. Sarri però deve cominciare a non scivolare sulla sensazione del pianto: lui che era uno molto concreto adesso da qualche domenica sta piangendo un po’ troppo sulle qualità del gioco, sul rigore che non ha dato e via dicendo. Questo è un qualcosa che dovrebbe cercare nei limiti del possibile di evitare.

Come mai la Juventus ha avuto un crollo così verticale rispetto allo scorso anno?
Eh beh, ha perso tre elementi di riferimento per la personalità che avevano perché tutti e tre, ognuno secondo le proprie caratteristiche, erano dei poli autentici della squadra e quindi sostituirli contemporaneamente non è stato facile. Il calcio è una creatura particolare: particolarmente poi suggestiva anche perché resta un mistero agonistico. Succedono delle cose che non sono facilmente spiegabili. È chiaro che perdere contemporaneamente gente come Pirlo, Tevez e Vidal può comportare qualche problema. Solo che sembrava essere riuscita ad individuare dei sostituti senz’altro all’altezza che invece hanno stentato a inserirsi nel corpo vivo della squadra. Però io stare attento a considerarla ormai fuori dai giochi: la Juventus, tra l’altro, è nettamente più abituata delle altre squadre a rivaleggiare nell’alta classifica e quindi alla lunga secondo me riemergerà. Forse non per lo Scudetto ma sicuramente per i primi tre posti.

Ultima domanda che poi si ricollega alla prima: che effetto Le fa essere ricordato anche da persone che hanno 25/26 anni ed essere IL telecronista ancora oggi?
Sì, fa piacere. Lusinga quella che è la mia vita personale ma più di tanto non mi impressiona anche perché attualmente con i mezzi tecnici che ci sono a disposizione anche i ragazzi più giovani sono abituati ad andare a rivisitare il calcio del passato. Una volta era affidato soltanto ai ricordi di carattere orale: oggiggiorno, invece, c’è la possibilità di rivisitare immagini e commenti anche del passato e quindi anche quelli più giovani hanno l’opportunità di sentire qualche mia telecronaca e magari di pensare che fosse fatta abbastanza bene. Questo naturalmente mi lusinga ma, ripeto, non è nulla di particolare.

 

Si può riportare l’intervista anche solo parzialmente a condizione di citare la fonte dailynews24.it o postando il link. Per restare sempre aggiornati sulle ultime novità, diventate fan della nostra pagina Facebook.