Esclusiva – Diego Rizzuto:”Il banco vince sempre nel lungo periodo, i giornali non dovrebbero parlare delle vincite”

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Diego e Paolo con il loro libro fate il nostro gioco
Diego e Paolo con il loro libro fate il nostro gioco

Sapevate che è più probabile lo scontro tra l’asteroide Apophis e la Terra nel 2068 che fare 6 al SuperEnalotto? Paolo Canova, Diego Rizzuto e Sara Zaccone hanno studiato per anni le probabilità dal punto di vista matematico delle vincite al gioco d’azzardo. Dopo varie conferenze, a giorni uscirà il testo “Fate il nostro gioco” proprio per far capire le reali possibilità che ha un giocatore di poter vincere una cifra considerevole alle slot, ai casinò o attraverso, appunto, i “Gratta e Vinci”. Noi abbiamo intervistato (ma possiamo più definirla una piacevole chiacchierata) Diego, il fisico del trio.

Come è nata l’idea di indagare sulle dinamiche che vengono sviluppate con i “Gratta e Vinci”?
La nostra formazione è scientifica nel senso che siamo i curatori dei contenuti: siamo un fisico, un matematico e siamo una società di formazione scientifica di tre persone che si chiama Taxi1729 snc e dei contenuti della formazione ci occupiamo io e Paolo che siamo rispettivamente un fisico e un matematico. Il terzo socio si chiama Sara Zaccone e si occupa degli aspetti amministrativi della società che è una società di formazione scientifica e quindi aveva ideato un progetto sulla probabilità statistica. Un progetto che era di divulgazione scientifica della probabilità e della statistica. Lei sa che quando ci sono progetti di comunità scientifiche si sceglie un argomento e poi bisogna trovare il modo accattivante per raccontarlo ai ragazzi. La nostra idea è stata:”Dovevamo parlare di probabilità e statistiche e un modo poteva essere parlare del gioco d’azzardo”. Quindi all’inizio il gioco d’azzardo ci serviva per parlare di probabilità e statistica, non il contrario. Perché oggi utilizziamo la probabilità e la statistica per parlare di gioco d’azzardo ma non era nata così. Nella storia le cose erano andate proprio così: la probabilità e le prime riflessioni erano nate proprio per risolvere problemi legati ai soldi e capire se delle scommesse convenivano o meno. Così era nata la probabilità: in quell’ottica avevamo pensato il progetto poi con il tempo è diventata tutta un’altra cosa. Cioè ci siamo resi conto che poteva essere una campagna di informazione e così abbiamo messo all’incontrario la matematica al servizio dell’informazione sul gioco d’azzardo.

Una domanda che si fanno parecchi scommettitori: alla fine, il saldo di un vincitore può essere positivo?
Può sembrare una banalità – perché la dicono tutti – ma il banco vince sempre. Però è così: il banco vince sempre nel lungo periodo. Questa è la cosa importante. Cioè chi gioca tanto non ha speranza. La matematica dice che il breve periodo è il periodo della fortuna: non ci vuole un genio in realtà a dire questo però la matematica che c’è sotto è molto interessante. Cioè: se Lei compra un “Gratta & Vinci” adesso e vince 500 euro molto probabilmente sarà in attivo per un paio di settimane se non un mese. Se vincesse mille o diecimila, ancora peggio. Se però va avanti a giocare ci saranno anche altre vincite, per carità, ma poi ci saranno le perdite e il bilancio, se andrà avanti, è destinato ad aggravarsi. Quindi, i soldi che eventualmente ha vinto all’inizio li perde tutti e se. invece, le vincite arrivano dopo non compensano le perdite. Quindi nel breve periodo il bilancio di un vincitore può essere positivo: infatti, un gioco sano è quello di chi gioca una volta ogni tanto. Se uno gioca una volta ogni tanto, quindi poco, può anche guadagnare poco, non la grossa vincita perché quello è praticamente impossibile. Sembra una banalità perché tutti dicono “è ovvio, il banco deve vincere e il giocatore perdere” ma la matematica che c’è sotto è tutt’altro che banale.

Lei e il suo collega Paolo avete detto in più di una occasione durante le vostre conferenze “non sei tu lo stupido, ma chi programma i giochi è geniale”. Come può difendersi il giocatore se chi ha ideato i giochi è geniale?
L’obiettivo della campagna è proprio fare informazione, i giochi sono proprio ben costruiti per agganciarci, farci venire l’acquolina in bocca, alternare vincite più o meno importanti per farci venire voglia di continuare, mettere una serie di quasi vincite per illuderci che anche quando perdiamo la vincita sia dietro l’angolo…tutti questi meccanismi se si conoscono magari sono un pochettino meno attraenti. L’obiettivo è proprio descriverli così se magari uno annoiato un giorno metti i soldi in una slot nel momento in cui il meccanismo inizia a fare il suo lavoro, sappia riconoscerli e magari fermarsi in tempo. Tutto lì. L’obiettivo è svelarli e raccontarli per diminuire la probabilità che uno entri nel giro della dipendenza.

Al di là del gioco, parliamo degli effetti della vostra campagna: c’è stato qualcuno ludopatico o quasi che si è convinto a non giocare più grazie a voi oppure ricevete mail di ringraziamento…insomma, ricevete un riscontro?
Non crediamo che sia efficace tanto sui giocatori d’azzardo patologici la nostra campagna, quanto sui ragazzi che non sono ancora patologici. Un giocatore che ha già una dipendenza da gioco è difficile che possa essere convinto da un ragionamento, i percorsi per risolvere la dipendenza sono altri e sono di competenza di uno psicologo, degli assistenti sociali e si fanno con un lavoro della famiglia non certo parlando di fisica e matematica. Invece in ottica preventiva il riscontro è molto positivo, nel senso che il messaggio chiaro e lampante che arriva ai ragazzi è che – sembra una banalità – è tutto costruito per darti l’illusione che sia un affare ma poi un affare non è. I ragazzi capiscono questa cosa: è questo il riscontro più grosso che abbiamo. Capiscono che più che giocare, conviene aprire una sala scommesse (ride, nda). Una volta che hanno capito questo, noi siamo contenti perché il messaggio è arrivato. Molti commenti dicono “ho capito, devo aprire un casinò”. Perfetto, il messaggio è arrivato (rida, nda). Spesso il gioco d’azzardo viene concepito come una scorciatoia per non lavorare: certo, se io gratto un “Gratta & Vinci” e vinco 500mila euro sto a posto per tutta la vita ma l’obiettivo è riportarli con i piedi per terra e fargli capire che il gioco d’azzardo può essere una roba che ti fai ogni tanto, non c’è nulla di male, ma vogliamo demonizzare chi si attacca e ci sta delle ore perché poi è difficile staccarsi. Anche perché poi se andiamo con fare bacchettone dai ragazzi e dire “Ah, ragazzi, smettetela di giocare” non ci ascolterebbero. Anzi, giocherebbero di più per farci un dispetto. Quindi…

Lei, spesso, per far capire quanto sia difficile – rasentando l’impossibile – vincere 500mila euro al “Gratta & Vinci” simula delle situazioni che noi pensiamo assurde tipo indovinare il numero di Buffon, un asteroide che può colpire la Terra etc… ma dal punto di vista psicologico quali sono i meccanismi per cui una persona pensa che indovinare il numero di Buffon sia impossibile però vincere alla Lotteria possibile?
Il meccanismo psicologico lo conosciamo tutti e si chiama speranza. C’è anche uno più fine che si chiama effetto possibilità però il principale è la speranza. Nel momento in cui inizio a pensare “se vincessi 100milioni di euro…in fondo costa un euro, mi gioco sei numeri, impossibile non è…” allora provo e proprio nel momento in cui uno fa quel ragionamento (e cioè che qualcuno che vince c’è) va bene, ci sta. Però noi vogliamo anche restituire la reale probabilità che ha: la speranza ha l’effetto di alterare completamente la reale percezione della possibilità. E poi c’è anche l’altra fregatura: la probabilità di fare 6 al SuperEnalotto. Citiamo quello perché è una delle cose più improbabili che esistano al gioco d’azzardo nel mondo. Anzi, è tra i giochi ad estrazione al mondo con i premi più alti ma con la probabilità di vincere più bassa. Quindi, uno cullando la speranza non percepisce più qual è la reale probabilità che tra l’altro non siamo neanche tanto cresciuti per capirla una probabilità così bassa. Non la capiamo perché di mezzo c’è la speranza, perché non è una cosa che ci cambia la vita capirla o no e quindi non abbiamo i mezzi per capire una probabilità così bassa. E queste due cose qui fanno sì che dentro la nostra testa la probabilità sia uno su mille ma è una su 600milioni: una differenza abissale. Quindi queste immagini (Buffon, l’asteroide etc…, nda) servono per capire questo. E poi c’è questa fregatura che qualcuno che vince c’è e infatti nei nostri interventi dobbiamo affrontare e argomentare: è normale che qualcuno che vinca c’è se milioni di persone giocano. Nel nostro video sul “Gratta & Vinci” il messaggio c’era ma passava molto velocemente in un video per forza breve di tre minuti. Ma è anche questo è un livello molto profondo: è solo apparentemente molto banale.

Lei spesso ha detto: “Una delle fregature – semplifico – è il fatto, per esempio, che uno vince al SuperEnalotto ed esce sul giornale. Così scatta l’effetto ‘ha vinto lui, posso vincere pure io’. Come possiamo noi addetti all’informazione postare l’informazione ma fare in modo da non incrementare la gente che gioca?
Quell’effetto che ha descritto Lei si chiama “effetto disponibilità” ed è tremendo. Perché se una notizia viene ripresa tanto, la gente la sentirà come molto pericolosa o molto possibile per il solo fatto che ne stanno parlando tanto. Poi magari passano mesi e la possibilità percepita scende di nuovo perché la gente non ne parla più: così succede per un incidente aereo, ad esempio. Una soluzione che hanno trovato – non solo in Trentino ma anche in altri posti -è forse la più drastica: non riportare le notizie di quelli che vincono. A me in questi anni non me ne sono venute tante altre e forse l’unica è la più drastica. In Trentino i giornali locali – tutti d’accordo – hanno siglato su un tavolo un protocollo per cui quando la gente vince non viene riportata la notizia. Non per preservare la privacy dell’eventuale vincitore ma proprio per non alterare la percezione della possibilità di vincita. Non credo che ci siano modi di dare una notizia del genere senza esaltarla. Per un giornalista è dura non dare notizie del genere: perché sono notizie belle da dare, la gente viene colpita, si leggono volentieri. Ricordo una di un camionista che era entrato in una tabaccheria dopo una giornata di lavoro e aveva vinto 500mila euro. Cavolo, mi torna alla mente questa storia. L’effetto però è che il giorno parecchi siano entrati in quella tabaccheria pensando “il camionista posso essere io”. Però no, è proprio questa la fregatura.

Si può riportare l’intervista anche solo parzialmente a condizione di citare la fonte dailynews24.it o postando il link. Per restare sempre aggiornati sulle ultime novità, diventate fan della nostra pagina Facebook.