Ex Napoli, Hamsik: “Una volta arrivai alle mani con Radosevic, voleva fare il bullo”

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Quando si parla delle bandiere del Napoli calcio, non può non essere nominato Marek Hamsik. Il calciatore slovacco ha militato per ben 12 stagioni alle pendici del Vesuvio, metà delle quali disputate con la fascia di capitano al braccio.

Oltre che per i suoi numeri strepitosi in campo, l’ex capitano del Napoli è sempre stato apprezzato tantissimo per il suo comportamento esemplare, dentro e fuori il rettangolo verde di gioco. Mai una parola fuori posto, mai una discussione, mai comportamenti inappropriati.

Eppure lo stesso calciatore, nella sua autobiografia denominata “Marekiaro“, ha deciso di portare alla luce una furiosa litigata avuta con Josip Radosevic nei primi tempi di quest’ultimo con la maglia azzurra. Ecco l’episodio raccontato tra le pagine del libro.

La forza mi piace esprimerla in un altro modo, con l’espressione degli occhi. Mi diverte, anzi, trovarmi davanti ad avversari, o a volte persino compagni, convinti di poter fare quel che vogliono perché tanto io non reagirò. E invece so sempre quando far valere le mie ragioni e anche quando alzare la voce”.

A volte anche le mani, se ne accorse un giorno in allenamento un ragazzino troppo spavaldo che mi fece un’entrata davvero pericolosa. Credeva di fare il bullo, di mettersi in mostra con l’esuberanza fisica, e si trovò a rientrare nello spogliatoio con la coda tra le gambe”.

“Non mi piace litigare, ma con Radoševic non ebbi alternativa. Era un giovanissimo calciatore appena arrivato a Napoli dalla Croazia, negli anni di Rafa Benítez, e forse non aveva capito che fare un passo indietro, ascoltare e assorbire non significa essere senza attributi. Persi la pazienza, con lui arrivammo allo scontro fisico. I compagni restarono di stucco. In otto anni nessuno aveva visto un Hamšík così arrabbiato”.

“Con Radoševic´ poi ci chiarimmo, mi chiese scusa. Forse gli avevo insegnato qualche regola di campo che prima ignorava. È stato l’unico compagno di squadra con cui abbia veramente litigato. Mi era capitato di arrabbiarmi un po’ con qualcun altro, ma nessuno mi aveva mai mancato di rispetto. In una squadra non si può essere amici di tutti, anzi forse di amici veri se ne hanno proprio pochi. Ma quando siamo in campo dobbiamo essere un solo corpo e una sola anima. Un corpo unico che si muove in una sola direzione, un animo fiero e combattivo che è più forte della somma dei singoli caratteri. Tutti secondo le loro capacità, vecchi e giovani”.