Game of Thrones 8: recensione della prima puntata

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Game of Thrones 8, fonte screenshot youtube
Game of Thrones 8, fonte screenshot youtube

Come ad ogni inizio di stagione che si rispetti, l’episodio rinfresca la memoria dello spettatore rispetto a quegli precedenti. Lo fa in maniera sottile e non con un banale riassunto.

Ma non è importante solo ricordarsi quanto accaduto finora, lo è altrettanto chiarificare nuovamente la posta in gioco dei diversi personaggi.

Daenerys e Jon Snow che uniscono le loro forze per affrontare i non morti (gli Estranei), continuando la loro relazione. Sansa che diffida della sua nuova “regina” e Arya che ritrova inaspettatamente un vecchio amico.

Dal canto suo Cercei, malgrado il pericolo che incombe, continua a tramare nelle lontane terre di Approdo del Re.

Desidera sopra ogni cosa assicurarsi di essere l’unica a potersi sedere sul Trono di Spade, in quanto unica “vera” regina. Non intende certo cedere il suo prezioso titolo ad una Targaryen e quantomeno ad uno Stark.

Questa prima puntata non perde tempo e osa direttamente rispondere ad alcuni quesiti lasciati in sospeso nell’ultima stagione. Dopo un finale così ricco di rivelazioni, è sorprendente che gli autori abbiano deciso di non prendersi più tempo per risolvere alcune situazioni, che non abbiano “giocato” di più con l’hype degli spettatori. In particolare per quanto riguarda una scioccante notizia relativa a Jon Snow.

Tuttavia questa scelta è azzeccata. Girare a lungo intorno ad un argomento può risultare rapidamente frustrante.

Ovviamente rimangano ancora molti interrogativi, sia delle precedenti stagioni che nuovi.

Insomma questo episodio si è rivelato appassionante e generoso al punto giusto. Se già nei precedenti episodi vedere interagire alcuni personaggi tra di loro costituiva un sogno fantasticato dei fan, qui continuiamo su questa onda.

Soprattutto nella scena finale dove due protagonisti delle show si scambiano un profondo sguardo. Il primo guarda l’altro con un’aria di sfida, mentre si legge negli occhi del secondo una forte colpevolezza.