Gazzelle: la fine del “Post Punk Tour” a Roma – recensione

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Foto di Roberto Panucci

E se tutte le cose belle… finiscono, anche il POST PUNK TOUR è giunto al termine. Gazzelle, porta a casa un tour nei palazzetti che conta 7 date nelle maggiori città italiane con doppietta nella sua città, Roma.

Alte aspettative per la chiusura di un tour che ha visto l’artista in giro per l’Italia da Marzo 2019 (prima parte del Punk tour) e che la scorsa data romana del 28/2, ha visto la presenza di Tommaso Paradiso come ospite a sorpresa. Ma procediamo per gradi nel raccontarvi la finale del punk e l’inizio dell’era del mainstream che, anche Gazzelle dopo i colleghi romani Coez e Calcutta, si può dire si sia conquistato (manca forse solo all’appello il Rock in Roma da riempire).

Foto di Roberto Panucci
Flavio post Punk:

Le luci si spengono e Flavio (Gazzelle) con la chitarra in mano sale sul palco: canta Scintille. Un palco semplice, minimal; la band su un piano rialzato lascia tutto il palco all’artista che non ha bisogno di altro per conquistare il suo pubblico se non, dei suoi immancabili occhiali (che non toglie mai), di una giacca rosa Stone Island e di un Gin Tonic alla mano.

La scaletta prevede brani che vanno dal 2017 con Superbattito passando per Plastica, Punk e al recentissimo Post Punk (riedizione del precedente con qualche novità). Un susseguirsi di HIT; se nelle scalette dei concerti c’è sempre una qualche canzone che rimane nell’ombra, con Gazzelle questo non succede. I brani funzionano, il pubblico canta con lui. Dopo Non c’è niente, OMG, Meglio così è il momento di qualche parola col pubblico: “Sono molto felice di essere qui stasera piuttosto che in un posto dove non mi va”, e non a caso, la band attacca con Sbatti.

Seguono Nmrpm (Non mi ricordi più il mare), Nero, Smpp (Stavi male pure prima) fino ad arrivare a Settembre, l’ultimo singolo uscito lo scorso settembre appunto. Il pubblico esplode poi sulle note di Sayonara. Il quartetto d’archi scende per raggiungere Gazzelle al centro palco; è il momento del medley tanto atteso che ci riporta indietro agli inizi di Flavio: Stelle filanti / Greta / Martelli / Meltinpot.

E’ poi il momento di Polynesia, e a sorpresa sale sul palco un giovanissimo Fulminacci. In fila una dietro l’altra, senza nemmeno il tempo di riprendere fiato, Vita Paranoia e
Sopra. C’è anche il momento ringraziamenti; a Maciste Dischi, a Vivo Concerti, Artist First e al suo produttore Federico Nardelli. Prima di riprendere con la scaletta, Gazzelle prova a far stare l’intero palazzetto in silenzio per 10 secondi; inutile dire che l’esperimento è fallito; al posto del silenzio, applausi e urla di approvazione per la bella serata che Flavio sta portando a casa. E se l’esperimento è fallito: “va bene allora fate un po’ di macello”.

Foto di Roberto Panucci

“Mi piacciono le cose vecchie, questo un brano a cui tengo tanto. Quando la mia vita era un mezzo disastro, in un limbo e non sapevo che fare bene e infatti non facevo niente”; questa l’introduzione perfetta per una sentita Coprimi le spalle. E non ci si stanca di cantare, mancano infatti Una canzone che non so, Punk e Non sei tu.

Il trio finale è affidato a Quella te, al bis di Scintille e a Tutta la vita. Il concerto finisce tra applausi, abbracci della band e sulle note di Once di Liam Gallagher.

Foto di Roberto Panucci