Gillette e la mascolinità tossica: perché gli uomini si sono arrabbiati

Lo spot Gillette sulla mascolinità tossica ha fatto infuriare moltissimi uomini. Sarà forse proprio quest'indignazione il motivo per cui c'è tanto bisogno di parlarne?

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Da un po’ di giorni è piombato nel mirino della polemica lo spot pubblicitario del noto marchio per rasatura Gillette. Lo spot ha deciso di riprendere lo storico slogan “The best a man can get” (il meglio che un uomo possa ottenere), rinnovandolo in “The best man can be” (Il meglio che un uomo possa essere), da cui è stato poi tratto l’omonimo hashtag. Purtroppo, la reazione del pubblico maschile non è stata quella che ci si aspettava. Anzi, gli uomini si sono mostrati contrariati e indignati. Vediamo perché.

La più vecchia pubblicità mostrava svariati uomini destreggiarsi nello sport, nel lavoro, nella vita privata, ripresi in inquadrature anche parecchio suggestive. Oggi Gillette ha deciso di osare, di rendersi portavoce di uno tra i temi abbracciati dal Femminismo più discussi di questi ultimi tempi: la mascolinità tossica. Prima di tutto, cosa significa mascolinità tossica? Si tratta di quella concezione stereotipata, retaggio di una società sessista, per cui l’uomo debba risultare virile ed incarnare determinati ruoli.

Ebbene, Gillette ha deciso di combattere proprio questa ideologia, ancora molto radicata. Lo spot si apre come un prosieguo del precedente, con una domanda ben diretta: è davvero questo il meglio che un uomo può ottenere? Di seguito, una mamma abbraccia il figlio bullizzato, chiamato “femminuccia” (forse perché omosessuale), mentre in TV danno programmi sessisti, zeppi di uomini che trovano divertente tentare di palpare la cameriera, fischiare ad una bella ragazza, oppure notiziari che trattano dell’ennesima violenza sessuale. Un capo d’azienda attua del mansplaining su una dipendente, mettendole una mano sulla spalla e dicendo: “Ciò che lei sta cercando di dire…”. Alcuni padri giustificano i figli che fanno a botte con la frase “I maschi sono maschi”. Poi finalmente ci si accorge che qualcosa sta cambiando: vediamo un ragazzo fermare l’amico che tenta di importunare una ragazza, un padre che ripete assieme alla figlioletta “io sono forte”, uomini che si aiutano tra loro, professando rispetto e solidarietà. Le scene finali mostrano i volti puri dei bambini… “perché i ragazzi che stanno guardando oggi saranno gli uomini di domani”.

Un messaggio forte, diretto. Cos’è quindi che ha fatto tanto arrabbiare gli uomini?

Una delle accuse mosse è stata quella di buonismo e di pura manovra di marketing. Non è una sorpresa che uno spot pubblicitario voglia essere virale e accaparrarsi pubblico. Che si scelga di farlo attraverso un tema importante (e soprattutto BENE) non può che essere un punto a favore. Inoltre, chiedo venia, un po’ avvilente che ci si soffermi su questo piuttosto che sulla preoccupante verità del messaggio trasmesso.

Tra le maggiori accuse, però, vi è quella di aver dipinto tutti gli uomini come violenti e cattivi. Il fatto che uno non sia così e quindi non si riconosca non elimina il fatto che molti lo siano. Ammettere che ci sia un problema da risolvere non rende automaticamente ogni uomo colpevole. Serve a sensibilizzare anche chi è esterno, perché anche il suo contributo è importante per la risoluzione del problema. Non incolpa l’individuo bensì lo rende responsabile per la collettività di cui, inevitabilmente, fa parte anche lui.

Infine, forse l’accusa più grave, lo spot è stato tacciato di demascolinizzare gli uomini, togliergli virilità. Ed il fatto che molti uomini l’abbiano pensato è la dimostrazione eclatante di quanto il problema sia forte e di quanto ci sia bisogno di parlarne. Da sempre nella società, il concetto di virilità è racchiuso nello stereotipo di maschio alpha, forte, coraggioso, che non piange e non mostra troppa sensibilità, che è attivo sulla propria donna, che deve valere nel lavoro più che nella famiglia, che ha per natura certi istinti sessuali e violenti. Di conseguenza, tanti degli atteggiamenti sbagliati sono giustificati ai maschi per il solo fatto di essere maschi. Questa non è la realtà. Questa è una prigione che limita gli uomini fin dalla tenera età, dicendogli cosa DEVONO essere, che c’è solo un modo giusto per essere “veri uomini”, limitandogli perciò la vera espressione di se stessi. Non esiste un modo giusto per essere uomini così come per essere donne. Mascolinità tossica non solo per chi gli sta attorno ma anche per se stessi.

Lo spot ci dice che c’è molto altro dietro questi preconcetti, che si può essere migliori di così. C’è da riflettere poiché, spesso, il femminismo viene accusato, proprio dagli uomini, di non occuparsi abbastanza delle questioni maschili…ma poi una quantità smisurata di uomini si indigna quando ciò succede. E’ evidente che qualcosa non va. Lo spot è femminista, sì, perché il femminismo odierno si è accorto che il sessismo colpisce anche gli uomini. Ma sono soprattutto gli uomini che devono iniziare ad aiutarsi tra loro. C’è bisogno di loro poiché, duole dirlo, sono ancora in una situazione privilegiata e quindi la loro voce fa più rumore. Perciò, uomini, non abbiate paura, usate al meglio il vostro potere, per voi stessi ma soprattutto per quei bambini di oggi che vi guardano e che saranno gli uomini di domani.