“Gomorra”, tra realtà e finzione scenica

Gomorra: crescita morale o emulazione?

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La serie tv “Gomorra“, diretta dal regista Stefano Sollima, basata sull’omonimo romanzo di Roberto Saviano, distribuita da Sky Atlantic e Sky cinema 1, ha da poche settimane concluso la seconda stagione. La serie racconta della successione al potere malavitoso del clan Savastano al momento dell’arresto del capofamiglia/boss Don Pietro, interpretato dall’attore Fortunato Cerlino, nella cornice dell’interland napoletano; il tutto condito con una buona dose di azione e colpi di scena.

Fin dalle prime puntate della prima stagione, andate in onda per la prima volta nel 2014, possiamo notare come il dipinto che ci viene fornito della città di Napoli sia paragonabile al “Guernica” di Picasso: esplosioni e conflitti a fuoco sono all’ordine del giorno, così come commercio di stupefacenti e contrabbando di armi, tutto sotto l’occhio delle forze dell’ordine impotenti. I ruoli che i personaggi svolgono sono ben definiti: Don Pietro è il leader indiscusso, uomo di poche parole e tanti fatti, donna Imma,Maria Pia Calzone, moglie di Don Pietro, è tanto scaltra quanto succube, Ciro, detto l’immortale,interpretato da Marco D’amore, è il più abile aguzzino al servizio di don Pietro ed infine Gennaro, detto Genny,interpretato da Salvatore Esposito, è il figlio di don Pietro, ma sembra avere interessi ben diversi da quelli del padre. L’ultimo gradino di questa piramide è occupato da tutto l’esercito del clan, diviso tra membri più anziani e giovani scissionisti. L’intento del regista, almeno nella prima stagione, è di puntare molto sugli effetti spettacolari ed i colpi di scena, avendo come obbiettivo finale quello di accattivare il pubblico.Ma Gomorra non è solo questo,infatti uno degli aspetti più significativi è l’evoluzione, o involuzione come vedremo, dei personaggi. L’esempio più chiaro è rappresentato da Genny Savastano, il quale all’inizio è il classico “figlio di papà”, viziato dai genitori e poco incline agli affari di famiglia, successivamente alle sue disavventure in Honduras, ritorna in patria completamente cambiato, divenendo così un killer spietato; infine nella seconda stagione abbandona la sua furia omicida divenendo così un abile stratega del crimine. Oltre a Genny possiamo citare anche l’involuzione compiuta da Ciro, il quale, accecato dalla sua sete di potere, passa dall’essere il braccio destro di don Pietro e tutore di Gennaro ad essere il più grande nemico del clan e di Gennaro stesso. Ciro infatti si troverà solo al termine della seconda stagione, dopo che la sua famiglia è stata uccisa e dopo aver perso tutti i suoi averi.

La serie, nonostante il suo clamoroso successo, ha riscontrato però numerose critiche. L’intento è di denunciare la criminalità, osservandola con gli occhi della criminalità stessa, mettendo in secondo piano le forze della legge, raffigurate come semplici burattini nella mani di persone più potenti. Questo effetto a “specchio”, della città di Napoli in particolare, ha evidenziato come Gomorra sia divenuto un soggetto mediatico di emulazione da parte delle persone. Infatti le frasi, i gesti e le movenze degli attori sono divenute linguaggio comune tra la popolazione, scatenando l’ira e la preoccupazione della gente stessa, la quale ha timore che la realtà presentata in Gomorra possa essere presentata come un sicuro modello di successo e potere, e quindi di essere vittima di emulazione da parte dei giovani in particolare. Se guardiamo all’estero però, sul panorama internazionale, non è la prima volta che una serie tv rappresenta la corruzione di un paese. Basti pensare a “House of Cards” nella quale l’attore Kevin Spacey interpreta un presidente degli Stati Uniti corrotto ed assassino, o ancora possiamo osservare come la serie tv “Narcos” racconti della vita di Pablo Escobar , famosissimo trafficante di droga colombiano. Raccontare il male quindi non è sbagliato, dato che sarebbe più errato nasconderlo o addirittura far finta che non esista, trascurandolo. Solo prendendo coscienza che la realtà di Napoli, ma anche dell’Italia tutta, è una realtà triste, dominata dalla disoccupazione, dalla corruzione e dalla delinquenza, possiamo in qualche modo far qualcosa per migliorare. Gomorra quindi, più che una serie tv dedita all’intrattenimento, deve farci fermare a riflettere su cosa ci circonda e su come possiamo fare per migliorarci.