Goodbye Malinconia

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Goodbye malinconia cantava Tony Hadley nella canzone di Caparezza del 2011 riferendosi alla cosiddetta “Brain Drain” (la fuga dei cervelli).

Chi per studio, chi per lavoro, sono sempre di più i giovani che decidono di andar via dalla propria Patria. La “Brain Drain” interessa soprattutto giovani laureandi e neolaureati che qui in Italia non riescono a trovare un impiego che gli faccia sfruttare al meglio le proprie capacità. Disoccupazione record, tagli alle Università (e di conseguenza mancanza di materiale indispensabile per lo sviluppo di nuovi progetti), zero fondi per creare nuove imprese o start up: è questo il panorama sul quale oggi si affacciano i laureati italiani, per questo il fenomeno dell’emigrazione degli italiani in cerca di fortuna all’estero persiste ed aumenta.

 

Ma per quanto riguarda i più giovani è anche la necessità di imparare una nuova lingua che li spinge a fare esperienze all’estero, infatti è sempre più richiesta la conoscenza di una lingua straniera (soprattutto dell’inglese) dalle aziende che assumono.

“Migliorare la conoscenza della lingua ed avere un’esperienza di studio in un’ambiente differente dalla nostra Università” raccontano Raffaella e Bruno, due laureandi in Ingegneria Meccanica all’Università di Napoli “Federico II”, “inoltre questa esperienza va ad arricchire il nostro CV per un futuro colloquio di lavoro”, è soprattutto questo che li ha spinti a candidarsi per un progetto che stanno portando avanti in una Università inglese.

In Italia inoltre l’importo delle borse di studio per un dottorando di ricerca è inferiore rispetto a molti Paesi esteri, per questo i migliori ricercatori italiani trovano impiego presso le Università straniere, dove hanno sicuramente prospettive di inserimento professionale più alte rispetto che nelle Università dove hanno iniziato gli studi.