Il cielo sopra Dubai si è acceso di bagliori improvvisi nella tarda serata di oggi martedì 3 marzo, trasformando la capitale finanziaria del Golfo in uno scenario di guerra. Le sirene hanno interrotto la quiete dei grattacieli e il traffico si è fermato mentre forti detonazioni risuonavano tra i quartieri centrali. Un incendio di vaste proporzioni ha interessato l’area del consolato statunitense, colpito, secondo fonti regionali, da un drone sospetto. La città simbolo della stabilità mediorientale si è ritrovata improvvisamente al centro del conflitto.
L’escalation tra Iran, Stati Uniti e Israele si allarga così ben oltre i fronti di Teheran e Beirut. Dopo i raid aerei e l’ingresso via terra delle forze israeliane in Libano, la risposta iraniana ha colpito interessi americani e alleati nel Golfo. Il bilancio complessivo parla di oltre 600 vittime tra Iran e Libano.
A Dubai la notte scorsa è trascorsa tra blackout temporanei, voli dirottati e una massiccia presenza delle forze di sicurezza. Migliaia di residenti stranieri hanno cercato informazioni attraverso i canali ufficiali, mentre le autorità invitavano alla prudenza e a evitare spostamenti non necessari. Gli aeroporti hanno registrato ritardi e cancellazioni, con effetti immediati sui collegamenti internazionali.
Sul piano politico, il presidente Donald Trump ha dichiarato che Washington è pronta a reagire senza limiti, non escludendo l’invio di truppe e affermando che gli Stati Uniti sono pronti a una guerra prolungata. Dopo l’attacco all’ambasciata americana a Riad, capitale dell’Arabia Saudita, e gli incendi in strutture statunitensi nella regione, lo scenario appare sempre più instabile. I mercati globali reagiscono con crolli in Borsa e un’impennata dei prezzi di petrolio e gas.
