I rifiuti costano sempre di più. Negli ultimi 5 anni le tariffe sono aumentate del 22,6%

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Secondo una rilevazione di Confartigianato, negli ultimi 5 anni le tariffe per la raccolta dei rifiuti sono aumentate del 22,6%, vale a dire il 14,6% in più rispetto al tasso di inflazione (+8%) e il 12,8% in più rispetto alla crescita media del costo di questo servizio (+9,8%) registrata nell’Eurozona. Nelle regioni in cui le tariffe crescono di più è peggiore la qualità del servizio.

Il Lazio è in testa nella classifica delle regioni con le tariffe più alte con 214 euro di costi per abitante, superiore del 27,3% rispetto alla media nazionale. Seguono la Liguria con 211,75 euro/abitante, il 25,9% in più rispetto alla media nazionale, Toscana con 208,25 euro/abitante, Campania con 205,02 euro/abitante, Umbria con 190,23 euro pro capite e Sardegna con 188,90 euro per abitante.

La regione più virtuosa è, invece, il Molise dove i cittadini pagano 123,12 pro capite per il servizio di igiene urbana. Secondo posto per il Trentino Alto Adige con un costo di 128,60 euro pro capite e Friuli Venezia Giulia con un costo per abitante di 127,92 euro.

Confartigianato ha anche monitorato i conti e i risultati di esercizio delle 376 società partecipate dalle Amministrazioni locali che operano nella gestione dei rifiuti: quasi il 20% sono in perdita. Le regioni con la maggiore quota di società in rosso sono la Calabria (66,7% del totale), il Lazio (46,2%) e l’Abruzzo (44,4%). Restano in utile Basilicata, Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta seguite da Emilia-Romagna, Puglia e Piemonte (75,0%).