Il 673 a Roma fa attendere un’ora e dieci minuti

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La Linea 673

Il 18 settembre l’autobus 673, che passa attraverso la Garbatella per arrivare a S. Giovanni (a Roma) ha rappresentato lo sfascio del trasporto pubblico. Già alle 10.00 una cronista raccoglie le lamentele di due signore che riferiscono che il mezzo pubblico, passato da 10 minuti, non abbia aperto le porte ed abbia proseguito. Senza parlare degli inconvenienti per molte donne in stato di gravidanza che lo attendono tutti i giorni quasi 20 minuti. Il blocco più significativo è a Via Pullino. Alle 11.00 finalmente arriva. Il conducente spiega che si sono guastate due vetture (e quindi sono saltate due corse), ma è solito a giustificazioni del genere.

Arriva al capolinea di Piazza Zama alle 11.44 (anzi: un record). Ma quel bus non ripartirà: c’è stata una perdita d’aria, tanto che il condizionatore non funziona. È da tempo, dice l’autista, (per l’esattezza dalle 9.00) che chiama la manutenzione, ma non rispondono mai. C’è chi si sofferma a porre la questione se vi siano officine ATAC; ma la risposta è perentoria: “quale officine, ormai è tutto affidato ai privati, che siccome non vengono pagati non intervengono”.  C’è l’autista nuovo che si informa sulla sua App, ma viene a conoscenza del fatto che non vi siano altre linee di passaggio.

L’alternativa per arrivare a destinazione, per la “povera” gente, è il 628 al Circo Massimo e poi la Linea B della Metro. Il caso vuole che il 628 passi subito. Ma è così che si risolvono i problemi del traffico di Roma? Col caso? Anzi: con la pazienza, oseremo dire. Sì, perché se i passeggeri non fossero provvisti della pazienza, (appunto), se non altro di informarsi, ed alcuni conducenti non avessero la stessa prerogativa (di dare risposte ai fruitori dei mezzi pubblici), usando, dunque lo stesso comportamento, tutto il disastro del trasporto pubblico della Capitale non si arginerebbe, perché si può solo arginare a questo punto, da qui a risolverlo, ce ne passa, purtroppo!