Il Borgo degli Innamorati, Valsinni

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Febbraio è il mese dell’amore per antonomasia, quale miglior occasione per parlare di Valsinni, il Borgo degli Innamorati,  con i suoi romantici vicoli, i paesaggi, le sue trattorie, offre l’occasione di vivere dei momenti speciali.

Valsinni può essere considerato il Borgo degli Innamorati perché è la terra natale della poetessa e femminista Isabella Morra, definita da Dacia Maraini “l’emblema della donna che attraverso la cultura, tenta di affermare il proprio diritto alla libertà”.

Il fascino di Valsinni, è infatti legato alla  vicenda umana e poetica di Isabella Morra.

Isabella Morra, vissuta nella prima metà del Cinquecento, a Valsinni in una condizione di isolamento, fu prima segregata e poi uccisa dai suoi tre fratelli, per la sua non omologazione agli “ideali” del tempo, ideali che volevano una donna dedita solo alle faccende di casa e poco istruita.

Isabella fu uccisa perché innamorata del poeta spagnolo Diego Sandoval de Castro, barone di un vicino feudo.

Isabella venne dunque venne uccisa a 25 anni senza nessuna colpa, se non quella di intrattenere una corrispondenza epistolare con un uomo non gradito alla famiglia.

Visitando Il Castello, dove viveva Isabella, potrete ascolterete i versi della romantica poetessa, recitati dalla guida, la visita è dunque una esperienza dove sarete guidati in un racconto emozionale, c’è chi narra che durante la visita ha visto il fantasma della poetessa aggirarsi sulle mura per scrutare l’orizzonte in cerca di pace.

In suo onore  nel 1993, è stato istituito il Parco Letterario Isabella Morra, un percorso sentimentale che parte dal centro del borgo medievale arrivando al castello, dimora della giovane.

Nei  versi di Isabella si troverà una condizione di profonda infelicità per la sua condizione, alleviata dal dialogo con la natura cui affidava il suo dolore e le sue speranze.

 

I fieri assalti di crudel Fortuna
scrivo piangendo, e la mia verde etate;
me che ’n sì vili ed orride contrate
spendo il mio tempo senza loda alcuna.

Degno il sepolcro, se fu vil la cuna,
vo procacciando con le Muse amate;
e spero ritrovar qualche pietate
malgrado de la cieca aspra importuna,

e col favor de le sacrate Dive,
se non col corpo, almen con l’alma sciolta
essere in pregio a più felice rive.

Questa spoglia, dov’or mi trovo involta,
forse tale alto Re nel mondo vive
che ’n saldi marmi la terrà sepolta