Il lotto e l’ennesima piaga della società

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dadi, gioco d'azzardo

Ieri sera è stato centrato il 6 al SuperEnalotto, per un totale di 371 milioni di euro. Non accadeva dal maggio del 2021. In un sistema di 90 quote da 5 euro ciascuna, i numeri vincenti (52, 1, 66, 47, 38, 56) hanno garantito a ciascuno dei vincitori ben 4 milioni di euro, una cifra che metterebbe in difficoltà chiunque: “E adesso? A chi lo facciamo sapere? Li mettiamo tutti in banca o li investiamo? Compriamo una casa o un fuoristrada? Magari quella borsa o quel viaggio? Diamo qualcosa in beneficenza? Magari dopo, tanto c’è tempo.

Il gioco del lotto ha una storia antichissima, che probabilmente affonda le radici nel 1500, e si è sviluppato soprattutto in città come Firenze, Genova, Venezia, Milano. Napoli è stato senz’altro il centro nel quale questa passione è diventata quasi una malattia, grazie anche e soprattutto alla “Smorfia” che trasforma ogni accadimento, reale o sognato, in un numero. Dickens, Dumas, Serao, Eduardo, Totò e Peppino, De Crescenzo. Questi ed altri i personaggi che sono stati rapiti da questo aspetto a tal punto da volerlo raccontare, in modo egregio.

Al netto di ogni romanticismo, il lotto è un gioco d’azzardo legalizzato dallo Stato che frutta ogni anno miliardi di euro e che punta sulle debolezza della gente. Le estrazioni sono fisse e avvengono il martedì, il giovedì e il sabato, dalle ore 20; dal 2009, però, è stato aggiunto il “10 e lotto” che ha stravolto totalmente le abitudini e i tempi del gioco con l’istituzione di estrazioni ogni 5 minuti.

Entrando in tabaccheria, o in ricevitoria, tra gratta e vinci, slot-machine e biglietti che fanno vincere case, automobili, soggiorni lusso o oggetti tecnologici di ogni tipo, diventa davvero complicato resistere alla febbre del gioco. Inoltre, avendo la possibilità di puntare anche ‘soltanto’ un euro, le monete si accavallano facilmente svuotando presto il portafoglio. C’è nel gioco un che di paradossale: la fortuna, quella causa di eventi e situazioni razionalmente inspiegabile alla quale le persone si affidano. Non ha valore una vincita del genere, non c’è impegno, non c’è studio.

C’è chi compra cibi di scarsa qualità pur di grattare, c’è chi manda sul lastrico famiglie pur di puntare, c’è chi tralascia cose ben più importanti pur di giocare. È questo uno dei tanti mali che affliggono subdolamente la società. Perché una persona deve pensare di poter cambiare vita senza metterci di suo? È il trionfo del demerito, del parassitismo. Al netto di ogni critica, ci si affida volentieri alle parole del poeta inglese George Byron: «Ognuno è incline a credere in ciò che desidera, da un biglietto della lotteria ad un passaporto per il paradiso».