In 950 a bordo. 700 morti. Il racconto del naufragio

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Racconta uno dei 28 sopravvissuti al naufragio avvenuto al largo della Libia: “a bordo eravamo 950, c’erano 40-50 bambini e circa 200 donne. Molti migranti sono stati chiusi nei livelli inferiori della barca e al momento della partenza i trafficanti hanno chiuso i portelloni, impedendo di uscire“. I migranti erano partiti da un porto a circa 50 km da Tripoli, caricati sul peschereccio e molti sono stati chiusi nella stiva, posto riservato ai “senza diritto”, la povera gente che paga meno per intraprendere il viaggio della disperazione e della morte. “Chi sta là sotto” – racconta un sopravvissuto- “ha meno di 20 centimetri a disposizione, spesso l’acqua è mischiata con la nafta per consumare meno”. 

Poi il naufragio, che conta 700 vittime. A Lampedusa, quando sono stati tirati fuori i morti rimasti nella stiva, la scena che si è prospettata ai soccorritori è stata devastante: persone ancora accovacciate, bambini abbracciati alle mamme. “Una barca come una bomba ad orologeria”, così commenta un soccorritore ed aggiunge “ne sono arrivati a decine di pescherecci così”. 

Il Premier Matteo Renzi ha convocato a Palazzo Chigi i ministri degli Esteri, degli Interni, della Difesa, delle Infrastrutture e chiede all’Europa un vertice straordinario, in settimana, sul tema immigrazione. “Non lasciateci soli: è una questione non solo di sicurezza, ma anche di dignità dell’uomo” dice il Capo del Governo.

Di fronte a quest’ultima tragedia il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, commenta: “basta con le accuse e le contrapposizioni. Questo è il momento dell’unità non delle divisioni. Occorre costruire un tavolo tra tutti i protagonisti dei governi e ciascuno deve mettere a disposizione le proprie esperienze“.

Ban Ki-moon, segretario generale dell’Onu, sul naufragio: “Shock e profonda tristezza. Acceleriamo gli sforzi per affrontare in modo globale le difficoltà dei rifugiati”.