Inchiesta “U-Mask”: la Mascherina dei VIP è fuori commercio perché dannosa per la salute

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Non è insolito vedere oggigiorno, per le vie di Milano, persone protette con la famosa “U-Mask” di  U-Earth Biotech, una mascherina in neoprene dai colori sgargianti. Potremmo definirla la più fashion tra le maschere protettive oggi in vendita e soprattutto la più cara con un suo prezzo di acquisto al pubblico di 33,60 euro (comprensiva di un solo filtro).

Ma c’è di più, recentemente l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha avviato un’indagine nei confronti delle società U-Earth Biotech Ltd. e Pure Air Zone Italy S.r.l., proprio per contestare le attività di promozione e di vendita delle mascherine “U-Mask”. L’inchiesta è scaturita dopo che i Carabinieri del Nas di Trento avevano segnalato che le mascherine erano state validate come dispositivi medici da un laboratorio che era privo di autorizzazione.

Difatti, leggendo il provvedimento dell’Autorità, le società avrebbero enfatizzato l’efficacia, in termini di prevenzione, delle mascherine in questione con modalità pubblicitarie in grado di ingannare i consumatori, inducendoli all’acquisto di un prodotto privo delle caratteristiche e della capacità filtrante pubblicizzata, con conseguente potenziale pericolo per la salute. Difatti, al prodotto U-Mask da un lato è attribuita un’efficacia protettiva di 200 ore per singolo filtro, che non sarebbe debitamente comprovata; dall’altro. Inoltre questo tipo di mascherina sarebbe impropriamente comparato con dispositivi di protezione individuale (DPI) rispetto ai quali, secondo la presentazione sul sito web, “U-Mask ha un’efficienza superiore, paragonabile a un FFP3”. Invece U-Mask non è certificata come DPI ma risulta registrata presso il Ministero della Salute come dispositivo medico di “classe I”.

Queste pubblicità sarebbero state poste in essere con modalità ingannevoli e aggressive, sfruttando indebitamente la situazione di emergenza sanitaria in corso per indurre il consumatore a comprare a prezzi elevati il prodotto in questione. Oltre all’aspetto meramente tecnico-sanitario sono state contestate anche omissioni e ambiguità nelle informazioni presenti sul sito in relazione al diritto di recesso, al foro del consumatore, alla garanzia legale di conformità e al meccanismo extra-giudiziale di reclamo e ricorso.