Infortunio Dybala, incertezza sui tempi di recupero. Tencone (ex medico Juve): “Il dolore spaventa l’atleta”

L'esperto si è espresso sull'infortunio dell'argentino. Le parole

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Paulo Dybala, Juventus, fonte Di Leandro Ceruti from Rosta, Italia - juve 6 leggenda, CC BY-SA 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=59296963
Paulo Dybala, Juventus,fonte Di Leandro Ceruti from Rosta, Italia - juve 6 leggenda, CC BY-SA 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=59296963

L’infortunio di Paulo Dybala preoccupa la Juventus. L’attaccante argentino è ai box dallo scorso 10 gennaio a causa di una lesione di basso grado del legamento collaterale mediale; inizialmente i tempi di recupero si aggiravano intorno alle due settimane, ma ogni volta che sembrava pronto a tornare in campo si è deciso di posticipare.

Il giocatore sente ancora dolore e al momento stabilire una data per il rientro è complicato. A fare luce sull’infortunio di Dybala ci ha pensato Fabrizio Tencone, ex medico della Juve e direttore di Isokinetic Torino, intervistato dai microfoni di Tuttosport:

“Ci sono tre gradi di lesioni. Nel terzo grado c’è una rottura completa del legamento, nel secondo una rottura parziale, nel primo una rottura minima. Dunque nel caso di Paulo Dybala l’infortunio è di gravità limitata. Peraltro l’aspetto fortunato è dovuto al fatto che il legamento collaterale mediale guarisce, al contrario di altri legamenti del ginocchio (ad esempio il crociato).

Ma proprio perché il legamento guarisce, formando una piccola cicatrice, continua a far male per molto tempo: continua cioè a dare delle fitte, o piccole fitte. Questo aspetto peraltro spesso spaventa l’atleta, che teme di non essere a posto. Invece è proprio la rigidità da guarigione a dare la sensazione che il legamento “tiri”. Soprattutto in una tipologia di gioco come quella di Dybala che è fatta di torsioni, di cambi di direzione, di tanto lavoro calciando a giro, di piatto. Si tratta di movimenti che sollecitano molto il collaterale mediale. 

Bisogna ovviamente assicurarsi che la riparazione sia avvenuta, con le risonanze. Ma in generale, tendenzialmente, queste fitte sono fastidiose ma non pericolose. Possono riproporsi anche a distanza di 3-4 mesi dall’infortunio, magari dopo un contrasto o uno specifico movimento, ma non sono motivo di allarme”.