Inter, Conte al lavoro per rendere Eriksen più funzionale al suo gioco

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Eriksen, fonte By Football.ua, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=27791456
Eriksen, fonte By Football.ua, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=27791456

Di certo i pochi minuti nell’incontro contro la Fiorentina e la presenza da titolare nel match contro l’Udinese non bastano per giudicare il valore di un giocatore. Tuttavia sono già un buon test per capire cosa c’è che non va nel modo di giocare di Christian Eriksen, sembrato un vero corpo estraneo rispetto ai rigidi schemi di Conte. A sua discolpa l’arrivo e il repentino impiego in un modulo che non lo esalta unito al poco tempo per assimilare i dettami del condottiero salentino.

Christian Eriksen è un trequartista dotato e dalla classe indiscussa. La notizia dell’approdo in nerazzurro seppur salutata con grande entusiasmo a qualcuno aveva però già fatto storcere il naso. Come fare a trovare un punto di incontro tra le giocate di un giocatore di così alto livello e un modulo che non contempla minimamente il suo ruolo in campo?

La risposta ce l’ha data la sua non esaltante prima settimana in nerazzurro. Se sulla tecnica mostrata c’è davvero poco da opinare, la sua funzionalità in una squadra non abituata a cercare il rifinitore alle spalle delle punte lo ha enormemente penalizzato. Ecco perché Conte sta già pensando ad affrontare il problema di petto e trasformare il giocatore in una mezzala imprevedibile e offensiva sul modello di Brozovic. Una sorta di Eriksen 2.0 .

Ed è proprio Brozovic il vero ago della bilancia di tutta la questione. Il suo ingresso nel secondo tempo di Udine ha restituito alla squadra immediatamente ordine e una confidenza nel palleggio assolutamente fantasma fin a quel momento. Ci aveva pensato Barella ad agire da metronomo della squadra ma i risultati si erano dimostrai assai scarsi. Eriksen, ascoltando i consigli di Conte, dovrà appunto prendere a modello l’operato del croato e unire, se possibile, la sua spinta propositiva e la ricerca della soluzione meno ovvia per sorprendere gli avversari.

Insomma delle due, l’una: o cambiare l’assetto di gioco passando ad un 3-4-1-2, oppure continuare a giocare il solito modulo ma modificando ruolo e compiti del danese. La soluzione più ovvia prevederebbe il cambio di modulo per venire incontro alle propensioni personali dei giocatori. Peccato che sia anche la soluzione più dispendiosa a parità di tempo e impegno. Ridisegnare una intera squadra per un nuovo modello di gioco non è cosa da poco e all’Inter è proprio il tempo che manca, soprattutto adesso. Soprattutto perché domenica è già derby.