Inter, Conte cuore di pietra: Fabregas ricorda gli anni ai Blues e “boccia” il nerazzurro

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Antonio Conte, allenatore dell'Inter
Antonio Conte, allenatore dell'Inter

Antonio Conte, croce e delizia dei club e giocatori che ne hanno incrociato la strada. Uomo tutto d’un pezzo e lavoratore infaticabile, il mister nerazzurro ha raggiunto con Juventus e Chelsea il picco più alto della sua carriera finendo per mettere in bacheca complessivamente quattro campionati (3 in bianconero e uno in Premier), due Supercoppe italiane e una Coppa D’Inghilterra. Un bottino che i tifosi dell’Inter sperano di poter aumentare grazie alle prestazioni dei prossimi anni.

Eppure, nonostante l’ottimo percorso da allenatore la figura di Conte continua a dividere gli appassionati del calcio. C’è chi osanna il suo modo di interpretare lo sport così passionale e totale e chi invece preferisce un approccio più soft e ragionato. La diceria che con il salentino i giocatori siano portati sempre a giocare come se non ci fosse un domani è diventata il biglietto da visita dell’ex bandiera juventina che ovunque vada porta dietro con sè la nomea di sergente di ferro.

Una stagione condotta sempre ai limiti dello sforzo fisico è dura da digerire e la possibilità di “bruciare” i giocatori è quanto mai reale. Ma c’è un altro aspetto che inquieta più di tutti gli altri ed è quello inerente alle scelte oltremodo granitiche spesso e volentieri operate da Conte. Un giocatore a lui non gradito difficilmente vedrà il campo, mentre un suo fedelissimo sarà schierato sempre, anche in partitelle amichevoli con le giovanili.

Per informazioni chiedere a Cesc Fabregas, uno che con Conte ha diviso i trionfi allo Stamford Bridge. Lo spagnolo in una recente intervista è tornato a parlare dell’ex coach con parole di stima e amicizia, anche se non si lascia certo pregare quando si tratta di aggiungere pepe alla questione. “Quando Antonio Conte è arrivato al Chelsea – spiega Fabregas –  non giocavo mai nei primi tre mesi. Lui fu molto chiaro, voleva un altro tipo di centrocampista, forte e fisico. La società gli prese Kante e giocava con lui e Matic. Andammo sul campo del City. Giocai benissimo, vincemmo 3-1 e nella gara successiva affrontavamo il WBA. La tipica partita con squadra chiusa, che difende tutta dietro la linea della palla. Pensavo fosse la mia partita ma Conte mi lasciò in panchina”. 

Nonostante la bella prestazione dunque lo spagnolo continua a patire la panchina, tanto che racconta: “Iniziai a scaldarmi al minuto 70 ma niente. Minuto 75 ma niente, minuto 78 ma niente. Ad un certo punto, Diego Costa si avvicina al bordocampo e comincia a urlare verso Conte “Metti Cesc, metti Fabregas subito!”. Conte faceva finta di non sentire, io non dicevo nulla. Alla fine, passano due minuti e Conte mi mette in campo. Altri due minuti, assist mio e gol di Diego Costa. Fu fantastico”. Il solito sergente di ferro!