Inter in crisi sempre più profonda: da capolista a lotta per l’Europa League

0

I più grandi condottieri della storia, Napoleone Bonaparte su tutti, si sono dovuti arrendere al freddo inverno russo. Per fermare Roberto Mancini e la sua Inter invece, è bastato l’inverno italiano che ha fatto capitolare la squadra nerazzurra facendole perdere in due mesi cinque posizioni in classifica estraniandola sia dalla lotta scudetto che dalla lotta Champions League (salvo miracoli molto difficili da augurarsi). Se tutto andrà bene l’Inter riuscirà a qualificarsi in Europa League per la prossima stagione ma serviranno impegno, dedizione, attaccamento alla maglia e un briciolo (ma facciamo anche qualcosa in più) di incisività e prolificità sotto porta. Cerchiamo di capire cosa non è andato in questi due mesi (i cui segnali però erano già ben visibili anche durante il momento di apparente floridezza di inizio campionato).

CONFUSIONE TECNICO-TATTICA – Diciamoci la verità, ormai Roberto Mancini non sa più che pesci prendere, le ha provate praticamente tutte. L’Inter è una delle squadre che più volte ha cambiato l’undici titolare. A parte Miranda, Murillo e Handanovič un po’ tutti, a turno, si sono visti momentaneamente accantonati. Perfino Icardi per qualche partita sembrava ormai fuori dal progetto tecnico. Jovetić, il match winner delle prime due giornate, è passato da nuovo salvatore della causa a panchinaro fisso. Perisić, inseguito per tutta l’estate fino alla fine, non viene più schierato. Ljajić è diventato comprimario. Di Montoya neanche vale la pena parlare. 3-5-2, 4-2-3-1, 4-4-2, nessun modulo è riuscito a dare continuità.

CENTROCAMPO RUVIDO – Domenica sera allo Juventus Stadium abbiamo visto in campo Medel, Kondogbia e Felipe Melo. Muscoli, quantità e corsa in abbondanza, ma quando c’è da gestire la palla si va in difficoltà. Molti criticano Felipe Melo per i suoi tentativi di impostare il gioco che miseramente falliscono. Ma non è nelle sue corde, non è abilitato a farlo nonostante sia costretto, vista l’assenza di un regista. Il DS Ausilio ha anche dichiarato che non ci sono molti playmaker sul mercato e che quindi non era stato possibile prenderne uno. Fatto sta che vedere la squadra “giocare” così è come ascoltare un soprano che stona la Traviata di Verdi.

ICARDI SPESSO INSUFFICIENTE IN PAGELLA – Criticare un classe ’93 che ha già segnato 50 goal in Serie A è un po’ il paradosso che il modo di giocare dell’Inter ha generato. Anche quando l’Inter vinceva, Icardi non riusciva a segnare, come avevamo già analizzato a suo tempo. Possiamo ammettere che in alcune partite avrebbe potuto fare leggermente di più, ma allo Juventus Stadium ha giocato una partita insufficiente, non per colpa sua. Palloni giocabili: zero. Cross sfruttabili: altrettanti. Avere un bomber con le sue caratteristiche senza però creargli le condizioni per fare bene è inevitabilmente uno spreco e un problema che l’Inter sta pagando a caro prezzo. Anche quando sono stati schierati più uomini offensivi come Ljajić, Éder o Jovetić, sono sempre stati piazzati abbastanza lontano dall’area di rigore e quindi poco hanno potuto interagire con l’attaccante argentino.