Intervista esclusiva – Antonio Filippini: “Il calcio di una volta era più romantico perché si pensava molto al campo, Baggio ti faceva sentire ancora più giocatore ad alto livello”

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Antonio Filippini fonte foto: Di sconosciuto - Figurina nº 374 di Pianetacalcio 1996-97, 1996., Pubblico dominio, https://it.wikipedia.org/w/index.php?curid=7001130
Antonio Filippini fonte foto: Di sconosciuto - Figurina nº 374 di Pianetacalcio 1996-97, 1996., Pubblico dominio, https://it.wikipedia.org/w/index.php?curid=7001130

Chi si ricorda dei gemelli Filippini? Un duo che si intendeva a occhi chiusi, che ogni amante del calcio conosceva: due fratelli che avevano un’intesa che andava al di là di ogni razionalità.  Noi abbiamo intervistato uno dei due, Antonio, che ci ha raccontato un simpatico aneddoto su Roberto Baggio e del calcio romantico di una volta.

Il legame con tuo gemello Emanuele ha fatto praticamente la storia del calcio moderno: in che rapporto sei con lui adesso?
Con Emanuele ho un legame forte anche se non ci sentiamo tutti i giorni. Parliamo soprattutto di calcio e delle sue dinamiche e di musica, la nostra passione.

Chi è oggi Antonio Filippini?
In questo momento sono un allenatore di calcio con la licenza Uefa pro. Ho fatto 3 anni di settore giovanile al Brescia. Poi ho allenato a Lumezzane ed a Trento. Ora sono in attesa.

Qual è il ricordo più bello che hai da calciatore?
Il ricordo più bello è la salvezza del Brescia all’ultima giornata contro il Bologna. Dovevamo vincere a tutti i costi e ci siamo riusciti con un secco 3-0.

Inutile chiederti il calciatore più forte con cui hai giocato, risponderesti ovviamente Roberto Baggio. A tal proposito, puoi raccontarci qualche aneddoto sul Divin Codino che non è mai stato detto? Com’era condividere lo spogliatoio con uno dei calciatori più forti di tutti i tempi?
Ad un pranzo di squadra, si era presentato con dei fischietti per i richiami degli uccelli, lui era un cacciatore, è ci spiegava come utilizzarli. Fece ridere tutta la squadra!! Condividere lo spogliatoio con Baggio ti faceva sentire ancora più giocatore ad alto livello perché pensavi, se gioco con lui vuol dire che sono forte anch’io. Questo ti caricava molto e ti rendeva più consapevole dei tuoi mezzi.

Oggi, tanti trentenni ripensano al calcio degli anni ’90 e 2000 con un pizzico di nostalgia: secondo te era più romantico quel calcio?
Era più romantico perché si pensava molto al campo e non al resto. C’erano più relazioni reali che virtuali e questo, secondo me, faceva la differenza. Di questo la gente se ne accorgeva.

C’è chi dice che la serie A stia perdendo di appeal per la mancanza di campioni, come ce n’erano ai tuoi tempi: è davvero così per te?
Sicuramente il campione, il fuoriclasse, ed al tempo ce ne erano tanti nel nostro campionato, creavano più appeal perché la gente ed i tifosi volevano lo spettacolo. Quest’anno, solo con cr7, si è visto un aumento di interesse e speriamo sia l’inizio di una nuova era.

Pensi che sia possibile replicare quel Brescia così pieno di campioni? Con qualcuno di loro sei ancora in contatto?
Il Brescia potrebbe ripetere quelle annate. Con Cellino si può ritornare in serie A e sognare grandi cose. Così ha fatto anche a Cagliari. Sento o vedo ancora, tramite messaggio o cena, (Baggio, Hubner, Guardiola, Tare) qualche giocatore e ricordiamo i vecchi tempi.

Qual è il tuo più grande rimpianto da calciatore?
Non ho nessun rimpianto perché ho dato tutto me stesso e quando fai questo non puoi avere rimpianti.

C’è un calciatore che oggi ti somiglia?
Ha le mie caratteristiche Lazzari della Spal, un po’ ci somigliamo.

Quali sono i tuoi progetti futuri?
I miei progetti sono allenare una squadra professionistica oppure andare ad allenare all’estero.