Intervista-Lorenzo Marone:”Napoli è una città che ribolle, occorre combattere l’analfabetismo funzionale sempre più crescente”

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Lorenzo Marone
Fonte foto: Pagina Facebook Lorenzo Marone

Avevamo già avuto il piacere di intervistarlo lo scorso anno, ma in occasione dell’uscita del suo nuovo libro ‘Tutto sarà perfetto’, abbiamo deciso di rivolgere alcune domande a Lorenzo Marone, scrittore napoletano, vincitore di diversi premi e autore di diversi volumi. Non vi anticipiamo la trama né faremo spoiler, ma Lorenzo, comunque, ci ha rivelato qualche dettaglio.

Un nuovo libro – titolo ‘Tutto sarà perfetto’ – disponibile dal 30 maggio 2019: puoi raccontarci qualche dettaglio?
È un libro sul rapporto, difficile, tra un figlio quarantenne e un padre malato, i quali si ritrovano giocoforza a trascorrere un weekend insieme a Procida, isola natia di entrambi. Un romanzo sulla genitorialità, sulla necessità di essere imperfetti, un omaggio alla bellezza, e a Procida.
Puoi dirci già qualche data delle tue future presentazioni del libro?
Ce ne sono tante, ogni giorno sarò in un posto diverso. Potete trovare sulla mia pagina Facebook tutti i dettagli e le date.
Qual è il tuo libro che ti ha lasciato maggiori emozioni?
Domanda difficile: il primo è come il primo figlio, ma i figli sono tutti figli.
Tu sei di Napoli, dove sono ambientati molti tuoi libri: una città che fa sempre parlare di sé, nel bene e nel male. Qual è la verità?
È una città sovraesposta, nel bene e nel male. Io cerco di raccontarla con sguardo diverso, non c’è la volontà di spiegare Napoli, solo descriverla come sfondo delle mie storie. Perché io sarei diverso se non fossi napoletano, la mia scrittura sarebbe diversa, il mio sguardo sulle cose sarebbe altro rispetto a ciò che è.
Spesso ti sei esposto a favore dell’accoglienza e della solidarietà verso gli ultimi: cosa ne pensi di questa crescita della Lega Nord anche al Sud?
Che questo Paese si riscopre ogni giorno più estremista, che c’è bisogno di tornare alla conoscenza delle cose, mettere la cultura al centro, investire nelle scuole, nei ragazzi, insegnare loro a leggere, combattere l’analfabetismo funzionale sempre più crescente. E poi occorre farsi sentire, fare una rivoluzione pacifica, tornare nelle piazze a manifestare il nostro dissenso. Io credo che la maggioranza degli italiani sappia accogliere.
Molti scrittori napoletani stanno emergendo: come mai?
Perché Napoli è una città che ribolle, che ispira, piena di contraddizioni, un potente fertilizzante per la creatività, la quale non può fare a meno dell’inquietudine e della difficoltà per manifestarsi.
I tuoi progetti per il futuro (presentazioni del nuovo libro a parte)?
Continuare a scrivere quello che mi passa per la testa. E crescere mio figlio, la storia più bella della mia vita.