Intervista – Maurizio Zaccone: “Al Sarri condottiero non ho mai creduto. Non abbandonare mai l’amore per la maglia per seguire una persona”

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Maurizio Zaccone
Maurizio Zaccone - fonte foto: pagina Facebook Maurizio Zaccone

Dopo l’approdo di Sarri alla Juventus, c’è stata tanta delusione e rabbia da parte dei tifosi del Napoli che hanno visto il tradimento del ‘Comandante’. Abbiamo intervistato Maurizio Zaccone, giornalista e blogger, una delle voci più influenti e importanti del panorama napoletano.

Tu avevi creduto, come molti (me compreso), al Sarri senza compromessi?
Più che altro avevo creduto all’esigenza, tipica di ogni persona, di coniugare l’interesse personale con la tutela della propria immagine, con la difesa delle proprie idee. Non può essere mai solo questione di soldi; in molti dicono che nessuno avrebbe rinunciato a cifre così importanti, ma su questo va fatta una precisazione.
Sarri non passa dal Sorrento alla Juve; e nemmeno dall’Empoli alla Juve.
Passa dal Chelsea, da un contratto di circa 6 milioni l’anno a un contratto, sembra, leggermente superiore. Va da sé che la Juve appare una scelta precisa, dove non è il denaro a giocare un ruolo così preponderante tale da far mettere da parte i principi. E’ la prova che quei principi non esistevano, e che quindi una manciata di spiccioli in più, vicino al ritorno in patria, sono apparsi un’offerta irrinunciabile.

Quando hai capito che qualcosa sarebbe andato storto?
Precisiamo che al Sarri condottiero non ho mai creduto. Parte del suo personaggio so benissimo che l’abbiamo creato noi e lui si è goduto il vestito che gli è stato cucito addosso.
Ma la figura di Sarri per me era più iconica che reale, rappresentante la nostra voglia di entrare a palazzo, la nostra polvere ingoiata, perciò mi andava bene. Ma, passato al Chelsea, ho rapidamente messo da parte tutto. Conservando gelosamente il ricordo di un’annata fantastica ma consapevole che il merito era di un’alchimia straordinaria di più fattori, non solo di Sarri.
C’è spesso questa narrazione semplificata nel calcio e non solo, e cioè attribuire i meriti o le colpe a una persona sola; non è nemmeno questione di “Masanielli” perché accade ovunque. Ma i grandi successi sono frutto sempre di sinergie. Da soli non si va da nessuna parte; basti pensare che il Napoli con Maradona al primo anno arrivò settimo.
Pertanto, alla prima “voce” di passaggio alla juve senza smentita, ci ho creduto.

Cosa dovrebbero fare i ‘sarristi’?
I “sarristi” sono solo tifosi, che amano la propria squadra e hanno vissuto un sogno. In quel sogno alcuni di loro ci sono rimasti un po’ “imprigionati” perché seguire il Chelsea anche no, mi è apparso eccessivo; ma ci poteva anche stare. Siamo anche un popolo d’amore, a tratti eccessivo.
Ma andare oltre sarebbe, è, ridicolo.
Il movimento sarrista è stato un momento bello di gioia e condivisione, ma io l’ho interpretato in chiave ironica, tipica del nostro popolo. Se qualcuno ha creduto davvero a una rivoluzione con il capopopolo in Inghilterra, è andato oltre. Gli eccessi sono sempre sbagliati.

Cosa pensi di coloro che sono sempre stati dalla parte di ADL e ora professano il loro avere ragione?
Penso che l’unico messaggio positivo sia quello di non abbandonare mai l’amore per la maglia per seguire una persona; ma finisce lì. La strumentalizzazione di ogni cosa è ancor più divisoria, è veleno che fa male al tifo allo stesso modo di chi, negli eccessi, si è allontanato dalla squadra. Ma non sono in tanti, a mio avviso. La maggioranza ha voluto bene a Sarri, l’ha seguito con simpatia in Inghilterra ma continuando a tifare Napoli.

Cosa avresti fatto se fossi stato uno dei gestori della pagina ‘Sarrismo Gioia e Rivoluzione’?
I gestori della pagina “Sarrismo, Gioia e Rivoluzione” mi sembra di capire che hanno già dichiarato l’avventura finita, come è logico che sia. Ma è giusto che facciano i conti con una comunità creata che è un peccato disperdere. Perché il sogno di scardinare il palazzo è napoletano, nasce prima di Sarri e va oltre Sarri. Il Re va buttato giù dal trono all’istante, il sogno no.