domenica, Luglio 21, 2024
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Juventus, dov’è finita la mano del Maestro? Pirlo sulla graticola e c’è già chi parla di esonero

Dura la vita per colui che solo qualche settimana fa veniva, un po’ troppo pomposamente forse, definito come “il predestinato” dal ds Paratici. Andrea Pirlo sta vivendo il suo periodo più difficile da quando in estate ha preso in mano la gestione di uno dei club più importanti del mondo. I due punti persi contro il Benevento sono soltanto l’ultima delusione di una stagione che ha già visto i bianconeri impattare contro Crotone e Hellas. Non certo le prime della classe.

Fosse successo sotto la guida di Sarri o di Allegri in tanti avrebbero già chiesto la testa dei due toscani. I pareggi iniziano ad essere troppi e nonostante la classifica veda la Juventus in quarta posizione ad una solo lunghezza da Inter e Sassuolo, con i sei punti lasciati per strada contro le tre piccole ad oggi la Vecchia Signora sarebbe appaiata al Milan capolista.

Una bella differenza che in tanti iniziano ad imputare alla ovvia inesperienza del tecnico che sembra ragionare ( e comportarsi) ancora da giocatore e non da allenatore. Memorabile il primo piano con cui le telecamere hanno immortalato tutto lo stupore del bresciano alla vista di un indemoniato Inzaghi che, pur di trasmettere la propria foga ai suoi, violava ripetutamente l’area tecnica bianconera.

Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, Pirlo non parla molto di tattica a differenza di quanto faceva Sarri. In generale, pare non ci sia molta comunicazione tra allenatore e squadre e che molti dei compiti vengano demandati al vice Tudor. Alcuni calciatori come ad esempio Dybala e Kulusevski spesso sembrano confusi e non capiscono bene cosa l’allenatore voglia da loro.

Insomma Pirlo continua a comportarsi da Pirlo. Poche parole e un silenzio che non può più bastare quando non sei più tu ad allacciarti gli scarpini e scendere in campo. Il lavoro procede a singhiozzo e quel “calcio fluido”, che l’ex campione del mondo aveva teorizzato nella sua tesi a Coverciano, sembra ancora una lontanissima chimera rapportata ai risultati della sua Juve. Sono Tudor e Baronio, infatti, a doversi sobbarcare tutto il peso delle lezioni tattiche mentre il Maestro continua a lottare con la metafisica del suo elegantissimo pensiero calcistico. Quando capirà che bisogna “sporcarsi” di realtà e operare scelte di necessità più che di estetica sarà troppo tardi.

Ecco perché sempre di più in rete mostrano i primi segni di dissenso rispetto alla guida di Andrea Pirlo. Seppur in Champions League il cammino della Juventus sia essenzialmente soddisfacente, manca in campionato la veemenza per aggredire un avversario che stimola poco i giocatori, soprattutto se in quelle gare si decide di tenere fuori un fuoriclasse come Cristiano Ronaldo. La verità, d’altronde, è uscita dalla sua bocca in occasione della conferenza post gara attraverso un laconico: “Senza Ronaldo facciamo più fatica. Ci sono pochi giocatori di personalità”. Una dichiarazione che però non soddisfa poiché sembra scaricare la responsabilità dei risultati sui giocatori. Ancora un autogol, una mina sganciata all’interno degli spogliatoi. Non bisogna essere un grande allenatore per capire che nei momenti più difficili l’unione del gruppo segna la differenza tra vittoria e sconfitta.

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