Juventus, Gonzalo Higuain il fattore in più nella sfida di Zagabria

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Più che all’evoluzione, Gonzalo Higuain costringe alla rivoluzione: è una minaccia costante per gli avversari e un centro di gravità permanente per i compagni;un’arma terribile  per chi gli deve giocare contro e da innescare per quelli che gli stanno a fianco. Assaltatore e accentratore. Un tipo che cambia il modo di pensare e di giocare. E quindi i risultati, se nelle prime otto partite stagionali, tra serie A e Champions, la Juve non aveva mai fatto così tanti gol: né nelle due precedenti stagioni di Allegri, né in quella dei record di Conte. “Dobbiamo solo imparare come dargli la palla», dice dall’inizio l’allenatore bianconero. Si stanno facendo progressi e testando altri assetti, come il 4-2-3-1 intravisto nella ripresa di Zagabria. Un po’ meno orizzontali e un po’ più verticali.

E’ un dato di fatto che con Higuain, solitamente le avversarie medio-piccole vengono spianate. Per tutte le altre ci vorrà una squadra, che ancora non si vede, o solo a
sprazzi. Spesso per «troppi errori tecnici e su questo dobbiamo migliorare», ricordava Allegri
anche dopo la vittoria in Croazia. Presto, anche nuovi moduli, come il 4-2-3-1, appunto,
con tre incursori alle spalle di Higuain: «Volevo vedere come potremmo muoverci in futuro, per sfruttare al massimo le caratteristiche dei giocatori». La scorsa stagione Mandzukic è stato solido e prezioso, ma passare da lui a Higuain significa invertire il senso del gioco: il croato vive spalle alla porta, di sponde e colpi di testa, l’argentino ha il telepass per gli inserimenti e la porta come unica via d’uscita. Come dovrà andare meglio l’intesa tutta argentina con Paulo Dybala, che fin qui sembra aver leggermente perso il feeling con il gol. Almeno secondo Higuain: «Vorrei che mi giocasse più vicino – ha detto il centravanti a Mediaset – e io, qualche volta, glielo chiedo: sono circostanze della partita ed è quello che piace a lui. Io lo preferisco più vicino, ma sono scelte sue». Questa Juve è ancora un mondo nuovo, per Higuain e i suoi compagni. Lui, per esempio, mica era più abituato a giocare meno e a finire in panchina: «Sono decisioni del mister – ripeteva sull’argomento – io sono venuto
qui con la voglia di aiutare la Juve a crescere e a vincere tutto». Toccherà al gioco e soprattutto alle vittorie rendere lievi i cambi e sopportabile il turnover. Del resto, Allegri non può che pensare alla squadra che, ancora, sbaglia troppo: «A Zagabria abbiamo avuto il 72% di possesso palla, eppure abbiamo subìto troppi falli e fatto troppi contrasti». Senza dimenticare la solita raccomandazione: «Piedi per terra». Anche se a Zagabria, alla fine, il tecnico aveva riunito la squadra nello spogliatoio per una buona notizia: «Avete un giorno di riposo». In cambio, gli basterebbe una cosa: basta musi lunghi.