La crescita del Napoli, Sarri da inadatto a professore

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Al momento della scelta di Maurizio Sarri come allenatore del Napoli da parte di Aurelio de Laurentiis la maggior parte dei tifosi partenopei ha mostrato evidenti malumori per la scelta ricaduta su un allenatore “provinciale”. Indubbi fino a ora i suoi meriti: grande umiltà, profonda intelligenza calcistica e notevole flessibilità tattica, caratteristica questa ultima sconosciuta da Rafael Benítez, integralista del 4-2-3-1 che non ha portato i risultati sperati al San Paolo. Adesso il Napoli si ritrova a un passo dalla vetta della classifica e il calendario fa ben sperare.

LA SCELTA DI SARRI – È oggettivo e riconosciuto dallo stesso Aurelio De Laurentiis che il tecnico toscano era una seconda scelta (per non dire quarta o quinta). Sicuramente il patron del Napoli aveva già parlato con Sinisa Mihajlović e con qualche spagnolo (Unai Emery per esempio), ma con nessuno era scattata la scintilla o comunque per essere più realisti non si era trovato l’accordo anche per via dei collaboratori, del progetto ecc. Con Sarri invece la sintonia è stata totale e la scelta “provinciale” (che non è per niente una parola con accezione negativa quando è il riflesso della gavetta e dell’esperienza sul campo da tanti anni benché non europea che poi alla fine fanno comunque la differenza) per ora sta pagando giacché si vede una squadra che vive un periodo di grande spolvero e sembra anche in netta crescita da quello che riflette il campo. La scelta provinciale è poi ricaduta anche sul direttore sportivo: è infatti arrivato Cristiano Giuntoli dal Carpi che ha condotto un mercato di basso profilo che finora vede in Allan il migliore acquisto e in Valdifiori il grande epurato nonostante tante belle parole si siano dette sull’ex Empoli: insomma nessun top player internazionale è stato acquistato e anche questo ha causato non poco malessere, e nonostante l’attuale situazione positiva, non è detto che questa scelta non verrà comunque pagata, ma comunque sono rimasti Higuaín e Hamšík che risulta rigenerato.

IL CAMBIO MODULO – Il salto di qualità del Napoli è merito della grande e coraggiosa scelta dell’allenatore di cambiare modulo. Sarri aveva cominciato la preparazione a Dimaro convinto di schierare un 4-3-1-2 senza ricercare follemente sul mercato un trequartista ma semplicemente cercando di adattarci Insigne, tanto poi anche Mertens all’occorrenza avrebbe potuto giocare in quel ruolo. L’inizio però non è confortante, il Napoli non gira: esce sconfitto contro il Sassuolo, si fa rimontare in casa due goal dalla Sampdoria e pareggia 2-2 a Empoli; Sarri capisce che qualcosa non va, capisce che si deve cambiare. Napoli-Lazio è la partita della svolta in Serie A. Biancocelesti battuti 5-0 grazie al passaggio al 4-3-3 con Insigne e Callejón ali e Higuaín punta centrale. Il cambiamento di posizione di Insigne, nel suo ruolo naturale, ha fatto al differenza. Il Napoli è risultato sempre esplosivo e scoppiettante in attacco e addirittura Insigne ha segnato fin qui 6 goal (capocannoniere del torneo con Higuaín e Éder).

IL FUTURO IMMEDIATO – Europa League a parte, competizione in cui il Napoli dovrà essere protagonista e passerà il morbidissimo girone agevolmente, adesso bisogna confermarsi in campionato sfatando il tabù che questa squadra non riesce a vincere con le piccole fuori casa. Anche negli scorsi anni sia Mazzarri che Benítez hanno sembra avuto il problema di steccare le gare non impegnative fuori casa perdendo punti importantissimi in chiave scudetto e Champions. Sarri adesso ha l’opportunità di dimostrare il cambio di attitudine. Il Napoli giocherà le prossime cinque partite con squadre medio piccole, tra cui Chievo, Genoa e Verona fuori casa e Palermo e Udinese in casa. Un filotto di vittorie o comunque di risultati convincenti metterebbe gli azzurri in ottima posizione in classifica prima di affrontare Inter e Roma alla 14esima e alla 16esima. Questa squadra anche negli anni scorsi non ha mai avuto problemi negli scontri contro le big, quindi adesso dovrà far vedere quanto vale proprio con le piccole. Queste 5 partite ci diranno molto sul futuro del Napoli. Perché se ad esempio non si riuscisse a fare risultato contro il Chievo o vincere in casa contro il Palermo a poco saranno servite le vittorie contro Milan, Juve e Fiorentina.