La Federico II brevetta il tampone che scova il coronavirus in 3 minuti. L’azienda Cosvitec: “Alta affidabilità”

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Università degli Studi di Napoli Federico II, fonte By Mister No, CC BY 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=60260927
Università degli Studi di Napoli Federico II, fonte By Mister No, CC BY 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=60260927

Si chiama CoVFAST il nuovo tampone per il coronavirus brevettato dalla Federico II di Napoli in grado di fornire l’esito in soli 3 minuti, invece delle solite 48 ore. A idearlo è stata la Cosvitec, azienda campana che ha collaborato con il Dipartimento di Fisica “Ettore Pancini” dell’Università di Napoli Federico II.

CoVFAST è un tampone naso-faringeo, esattamente come quello tradizionale, ma per scoprire l’esito basta immergerlo in una soluzione colloidale e verificare se il colore subisce cambiamenti. In base alla velocità di colorazione il tampone riesce ad individuare anche la carica infettante. Se il colore muta dopo solo 1 minuto, ad esempio, vorrà dire che il soggetto ha un’alta carica virale.

La vera innovazione risiede nelle tempistiche veloci, ma anche nei costi molto più bassi rispetto ai tamponi utilizzati attualmente. Dall’azienda inoltre rassicurano che l’affidabilità è alta e per eseguire il tampone non è necessario personale specializzato, ma basta una semplice provetta. Senza alcun bisogno di prelevare sangue o plasma.

Tale metodo potrebbe consentire screening di massa, abbattendo costi e velocizzando i tempi. Una vera e propria svolta, come dichiarato da Sergio Bolletti Censi, direttore generale della Cosvitec:

“Il tampone CoVFAST è efficace in soli tre minuti e si presta allo screening di massa. Potrebbe essere una rivoluzione, pensiamo al settore turistico in grande difficoltà, la ripartenza delle scuole a settembre, ma anche luoghi dove si possono creare assembramenti, concerti, eventi pubblici o sportivi. In soli tre minuti si può avere un risultato affidabile. Oggi le sinergie sono fondamentali, proprio come dimostra la collaborazione con il team del professor Velotta della Federico II. Con le dovute modifiche questo metodo si presta a trovare anche altri tipi di virus”.

(Fonte FanPage.it)