La sindrome dell’impostore: cosa succede se credi di non meritare vittorie ma solo sconfitte?

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Hidden identity, foto da Pinterest
Hidden identity, foto da Pinterest

 

L’autostima è un complicato binomio tra la percezione che abbiamo di noi stessi e il relativo giudizio. I fortunati si guardano allo specchio soddisfatti di entrambi e affrontano la vita con la sicurezza di chi si sente sempre al posto giusto nel momento giusto. Esiste invece chi nello specchio non riesce a riconoscersi. La sindrome dell’impostore è la manifestazione più comune di un eccesso di consapevolezza. Parafrasando Pirandello, siamo un insieme di maschere che ci costruiamo su misura del contesto, ma quando siamo soli sotto la maschera non resta nessuno. Nello specchio il presunto imbroglione non vede niente, riconosce l’assenza. Egli si sente meritevole solo delle sconfitte e crede le vittorie frutto della tempistica. Fortunatamente impostori lo siamo tutti. La sindrome esiste come parziale rivelazione solitaria dell’impostura, ma è questo che la rende dolorosa. Credersi custodi di un segreto vergognoso, protettori della nostra maschera senza cui non riusciremmo a riconoscerci come individui. Coltiviamo una verità cruda e nascosta e di fronte ai nostri successi ci crediamo fortunati, incapaci di accettare meriti, dimostrazioni di valore, poiché il valore non si sa a chi attribuirlo. Sembrerà una verità triste e dura, in realtà è profondamente liberatoria. Chiunque si creda un grande intellettuale potrà essere anche il più intelligente, sarà sempre avvolto da un’aurea di imbecillità. Lacan disse: “Un pazzo che pensa di essere Napoleone è evidentemente un pazzo, ma è ancora più pazzo un re che crede di essere un re”. Essere, infatti, impostori consapevoli è infinitamente meglio che esserne del tutto all’oscuro. La sindrome dell’impostore è addirittura la salvezza. Ci aiuta a scollarci di dosso il nostro ruolo nella grande recita sociale. Teniamoci stretti tutto ciò che ci instilla il dubbio di millanteria. Pochi, onesti, confronti con noi stessi sono la nostra unica occasione per sentirci reali, invece che entità volatili. Al contrario di quanto si pensi credersi impostori è sano, credersi invincibili è prova di follia.