La truffa dei 600 euro, a pagarne le conseguenze giovani autonomi e partite IVA

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Avvertici se prendi il bonus di 600 euro così lo dedurremo dalle fatture di marzo, aprile e maggio 2020“. Una estorsione in piena regola che sfrutta il terrore di perdere il lavoro da parte di giovani professionisti per abbassare le fatture dei committenti e dunque, risparmiare sulle paghe dei lavoratori. Deprecabile a dir poco e contro ogni moralità, eppure in questi giorni pare che tale modus operandi sia diventato quasi prassi per molte aziende.

Con i decreti “Cura Italia” e “Rilancio” sono entrate nell’ordinamento del lavoro delle paghe di bonus per professionisti e autonomi che hanno visto il loro lavoro di colpo fermarsi per le ovvie ragioni socio-sanitarie. Seicento euro, questo era quanto lo Stato aveva messo a disposizione di ciascuno per ovviare allo stop di fatturato e commissioni in favore dei lavoratori con partita IVA. Se per alcuni il provvedimento è risultato un utile aiuto volto a sopperire l’arresto di incassi, per altri la misura è diventata un vero e proprio incubo.

Lo sanno benissimo i tanti giovani (il settore meno protetto contrattualmente e alla disperata ricerca di un datore di lavoro) che soltanto adesso iniziano a segnalare questo andazzo non proprio probo da parte dei propri committenti, ma che forse faremmo bene a indicare come “datori di lavoro” a tutti gli effetti. In pratica si metterebbe il professionista spalle al muro intimandogli di abbassare il proprio onorario dei 600 euro di bonus che già gli viene riconosciuto dalla Stato. Una estorsione in piena regola mascherata da onorario ribassato. Legalissimo, per carità, ma l’intento truffaldino rimane.

A soffrirne di più sarebbero, a parer loro, soprattutto i giovani architetti che, lavorando per committenti vedono il proprio stipendio ridursi incontrovertibilmente di 600 euro. Lo sgravo fiscale del 110% per ristrutturazioni ha aumentato la mole di lavoro sulle loro spalle ma la “truffa” dei 600 euro gli priva di un’entrata che gli spetterebbe di diritto. Lo spiega l’architetto Elena Brusa Pasqué, Presidente del rispettivo ordine di Varese. che senza mezzi termini parla di condotte “assolutamente illegali, questo è rubare, e chi lo fa è un furbetto, pure di bassa lega, e chi le subisce, dovrebbe denunciare“.

Un vero e proprio inferno per le partite IVA che vanno incontro a dolorosi licenziamenti se non si piegano al volere dei committenti. Un popolo numeroso e che lamenta un vuoto legislativo pluridecennale che permette a celebri studi finanziari o di design di risparmiare sui già esigui stipendi delle posizioni sfruttate fino all’osso ma mai regolarizzate con un contratto a tempo indeterminato.