L’abbandono dei modelli interni per determinare i requisiti di capitale

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Il Comitato sulla Supervisione Bancaria di Basilea, in considerazione degli intendimenti scaturiti in apposite e specifiche consultazioni, si appresterebbe a modificare le regole che  quantificano il capitale delle banche   (in relazione ai rischi di  credito, operativo e di mercato),  abbandonando i  “modelli interni” per utilizzare in modo più incisivo i   “modelli standard”.

Le motivazioni della scelta deriverebbero dai risultati di alcuni studi di monitoraggio, pubblicati dallo stesso organismo, dai quali emerge che i modelli interni siano poco affidabili perché presentano spesso delle incongruenze, sia sui criteri utilizzati per la stima dei parametri di rischio e sia sulle contromisure adottate per la loro mitigazione. Inoltre, tali modelli, consentendo una certa discrezionalità nello sviluppo, peccherebbero del requisito di comparabilità.

Le banche autorizzate all’utilizzo dei modelli interni, avendo sostenuto considerevoli costi per poterli sviluppare, poco gradiscono la ventilata decisione del Comitato di Basilea anche perché la durata dell’autorizzazione non ne consentirebbe un adeguato ammortamento.  In aggiunta, le stesse banche prospettano che la nuova normativa, a causa dell’aumento degli obblighi di accantonamento di capitale, le porterebbe ad adottare una stretta creditizia nei confronti delle imprese e in particolare per quelle prive di rating.

Viene da pensare che il BCBS, nell’adempimento delle sue funzioni, con alcuni provvedimenti voglia orientare la politica creditizia. Infatti, con le norme contenute in “Basilea 3”, ha ritenuto di voler favorire l’aggregazione, privilegiando nelle autorizzazioni le banche che avevano obiettivi di crescita dimensionale, a poter utilizzare criteri flessibili nella stima dei parametri di rischio.  Ora, il nuovo piano di riforma potrebbe perseguire le intenzioni di selezionare gli istituti di credito idonei a svolgere l’attività di intermediazione e a emarginare dal mercato, piccole e/o fragili banche che, con le norme definite come “Basilea 4”, avrebbero difficoltà a presentare i più rigidi requisiti patrimoniali necessari.