Un aereo fermo da oltre quattro anni sulla pista di un aeroporto svizzero è diventato uno dei simboli più curiosi delle conseguenze delle sanzioni contro la Russia. Si tratta di un Airbus A321 della compagnia Aeroflot, rimasto bloccato all’aeroporto di Ginevra dal 27 febbraio 2022. Da allora non è più tornato a volare
Situazione surreale
Il velivolo era arrivato in Svizzera con l’obiettivo di ripartire verso Mosca. La chiusura dello spazio aereo alle compagnie russe, decisa dopo l’inizio della guerra in Ucraina, ha però cambiato completamente il suo destino. I passeggeri hanno dovuto trovare un altro modo per rientrare in Russia, mentre l’Airbus è rimasto a terra.
Con il passare del tempo, le condizioni dell’aereo sono peggiorate. Le ruote sono sgonfie, la vegetazione è cresciuta intorno alla fusoliera e a bordo sono rimasti persino vecchi pasti, mai rimossi. Anche il carburante residuo nei serbatoi non è stato svuotato. Per questo il mezzo viene considerato difficilmente avvicinabile senza specifiche autorizzazioni.
Un aereo costoso
A rendere ancora più complicata la situazione è la proprietà dell’aereo, inserita in una complessa struttura societaria tra Bermuda, Irlanda e Russia. Questo intreccio rende difficile venderlo o trasferirlo altrove.
Intanto anche il valore del velivolo è crollato. Nel 2022 valeva circa 25 milioni di euro, mentre oggi potrebbe essere destinato allo smantellamento. E c’è un altro problema: il parcheggio costa circa 1.040 euro al giorno. Dopo più di quattro anni, il conto avrebbe già superato 1,7 milioni di euro.
