sabato, Luglio 13, 2024
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L’affondo di ‘Sarrismo – Gioia e Rivoluzione’: “Non v’è nulla di improvvisato, un allenatore come Ancelotti non si prende in 48 ore”

Dopo il clamoroso arrivo di Carlo Ancelotti al Napoli, la pagina ‘Sarrismo – Gioia e Rivoluzione’ ha pubblicato un lungo post in cui gli admin spiegano alcune situazioni legate all’addio di Maurizio Sarri, con alcuni aneddoti ma anche la consapevolezza che, probabilmente, potrebbero sapere molto più di quello che hanno scritto.

Il Comitato centrale, compagne e compagni, – c’è scritto nel post – avrebbe tanto da scrivere su questo divorzio dolorosissimo. Se eviteremo di entrare nei dettagli non è perché temiamo di far arrabbiare qualcuno – cosa che anzi ci invoglierebbe assai – ma per tre ordini di considerazioni. La prima è che mancheremmo di rispetto al nostro Comandante (…). Nel nostro calcio, sì, c’è persino spazio per la riconoscenza. La seconda è che non cambieremmo d’una virgola il finale di una storia che vogliamo proteggere e raccontare fino all’ultimo con gioia. La terza è che chi vuol leggere tra le righe di questa complessa operazione del club ha già ben compreso che non v’è nulla di improvvisato, che un allenatore come Ancelotti non si prende in 48 ore, che si tratta dell’epilogo forzato di una frattura aperta da tempo e che solo la poderosa cavalcata del Napoli aveva tenuto nascosta.

Quella frattura ha anche una data: il 29 gennaio 2017. Al San Paolo arriva il Palermo fanalino di coda. Il Napoli è imbattuto da dieci giornate (sette vittorie e tre pareggi) e ha raggiunto la semifinale di Coppa Italia. Dopo la tempesta di ottobre seguita all’infortunio di Milik, Sarri è riuscito a portare la nave in porto. Mertens è esploso, la squadra è tornata a girare come l’anno precedente. Sembra tornato il sereno, ma col Palermo finisce 1-1 e De Laurentiis a fine partita scende negli spogliatoi. Spara a zero su Sarri, reo di aver sbagliato formazione, ma così facendo crea una spaccatura netta con la squadra, che si stringe attorno al suo allenatore e vince nettamente le successive due partite. Il presidente aspetta il primo passo falso, che arriva a Madrid contro il Real, per rendere pubblica la propria insoddisfazione verso il tecnico. Il giocattolo sembra essersi rotto, si parla (e ci sono tante conferme a riguardo) di un Sarri intenzionato a dimettersi. Ma poi arriva lo strepitoso finale della scorsa stagione e un girone di ritorno chiuso a 48 punti. Ed è lì che nasce il famoso patto scudetto.

Il Sarrismo è al suo punto più elevato, perché senza Higuain la squadra ha fatto 4 punti in più rispetto alla stagione precedente, Sarri ha un potere contrattuale enorme e chiede ed ottiene da De Laurentiis l’opportunità di giocarsi lo scudetto con i suoi ragazzi, quelli che ha forgiato e valorizzato in due anni di lavoro. De Laurentiis decide di accontentarlo, attuando una politica anti-economica, fatta di rinnovi e zero cessioni, del tutto inedita rispetto all’imprinting societario dei precedenti tredici anni di gestione. Il Napoli riversa tutte le sue energie in campionato, ma alla fine non riesce nell’impresa. I motivi sono vari e quelli principali sono estranei al controllo della società, della squadra e dell’allenatore.
Sarri è devastato, stretto da un lato dalla morsa di un amore immenso con la piazza e dall’altro dalla consapevolezza che non avrà la possibilità di trattenere nuovamente tutti i suoi ragazzi e ritentarci. Chiede tempo, De Laurentiis non è disposto a concederglielo.

È mancata la volontà di ricucire quello strappo: per orgoglio, per paura, per visioni differenti. Questa, del resto, è anche una storia profondamente umana e come tale zeppa d’errori. Il Napoli ha già trovato la sua strada. Speriamo che anche il Comandante sia presto libero di trovare la sua. Perché c’è una cosa che non si cambia: chi è stato sarrista, resterà sarrista per sempre.

La simbiosi tra Napoli e il Comandante è stata tale che pure l’arrivo di un allenatore che ha vinto tre Champions League è accolto da tanti con un filo di scetticismo. Qualcuno vi dirà: gli uomini passano, la maglia resta. Vedrete tanti compagni di questi mesi rinnegare quel che è stato, abbracciare velocemente il nuovo che avanza. Forse hanno ragione loro, ma per noi non sarà così. Perché quello attorno a cui ci siamo stretti non è solo l’allenatore di una squadra di calcio. Il nostro cuore gronda sangue per un’Idea. E le Idee, si sa, non muoiono mai.

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