L’ansia è il male del secolo: nemico incontrastato o fatidica alleata?

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L’ansia è il nuovo male del secolo, basterebbe darsi solo un’occhiata in giro per certificarlo. Ma siamo sicuri che siano proprio i classici rimedi i luoghi in cui doversi rifugiare, oppure basterebbe  viverla senza pensare di dover correre al riparo?

Cominciamo col definirla. L’ansia è un ottimo stato psichico che si manifesta in svariati modi e per differenti motivi. È una caratteristica importante che, se controllata in quanto meccanismo fisiologico naturale, permette di attivare risorse che consentono di affrontare al meglio anche le situazioni più difficili.

Cosa succede nel momento in cui l’ansia supera i suoi livelli di funzionalità ed invade la mente, trasformandosi in un disturbo patologico?

Palpitazioni, tachicardia, tremore, stordimento, nausea, mal di stomaco, sono solo alcuni dei sintomi causati da un disturbo psicosomatico, ovvero un disagio della mente che si ripercuote sul corpo. L’esordio è insidioso è sfumato e il primo approccio di un violento impatto: la sintomatologia più diffusa è l’attacco di panico. Quest’ultimo si presenta senza preavviso, durante lo svolgimento di qualsiasi mansione quotidiana, il che scatena una forte paura che comporta l’attenzione ai problemi semantici. La persona ansiosa, oltre all’apprensione che riserva ad ogni momento della vita – soprattutto alla propria salute e quella dei familiari, ai problemi finanziari e lavorativi – svolge nei primi momenti analisi costose e controlli di ogni tipo. Frequente sarà inizialmente, la corsa al pronto soccorso. Compito dei medici sarà, dunque, riconoscere i disturbi psicosomatici e consigliare al meglio il paziente.

I farmaci sono una soluzione da evitare, tranne in una condizione di isolamento del paziente scaturita dal terrore di uscire di casa causato dalla paura di una nuova crisi. I medicinali, spesso, inducono alla dipendenza e non ci si sforza neanche un po’ di guarire da quelle che sono semplicemente sensazioni.

Lo sport e specifiche tecniche di rilassamento (come lo yoga) aiutano a scaricare la tensione e a ridurre lo stress. Sono le soluzioni più efficaci i non questo senso; ma la tolleranza dell’ansia è un qualcosa che va ottenuto mediante l’accettazione di difficoltà che non hanno nulla a che vedere col proprio corpo. La Dott.ssa De Laurentis, psichiatra e fondatrice dell’Istituto di Terapia Relazionale di Napoli e Caserta, ha suggerito di “utilizzarla come segnale del corpo per investigare il sottostante conflitto che l’ha provocata”.

Infatti, le terapie psichiatriche che permettono di fronteggiare questo problema – attraverso un’indagine accurata – porteranno quasi sempre alla luce problemi, traumi o eventi particolari da dissipare.

Spesso è la morte a presentarsi come unico sbocco del tunnel o, nelle situazioni più tragiche, come soluzione. In realtà l’ ansia è un avvertimento, un aiuto che segnala un momento in cui la propria persona vorrebbe vivere in modo diverso, colmano dei vuoti o cambiando le proprie condizioni. Affrontarla con una terapia non decreta una maggiore intensità del problema: semplicemente si coglie l’avviso di un disagio e con coraggio lo si approfondisce, per poi tornare alla vita di sempre o alla vera vita mai vissuta.

“E se?”, il futuro ricco di incognite, le probabili e temute disgrazie che la vita riserva riescono facilmente a distogliere la nostra attenzione dal presente. Molto spesso, come il Dottor Pietro Scurti asserisce: “la terapia familiare risulta l’approccio vincente. Oscillare tra una sana appartenenza ed una sana separazione. In fondo è questo il destino di ogni essere umano”.