L’arte di Davide Zappacosta: gli applausi dai fischi

Davide Zappacosta si riscatta dalle critiche.

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Stamford Bridge, stadio del Chelsea, fonte By Vespa125125CFC at English Wikipedia, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=19208906
Stamford Bridge, stadio del Chelsea, fonte By Vespa125125CFC at English Wikipedia, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=19208906

Arrivo tra i dubbi. Arrivato tra lo scetticismo generale di tutti, con lo slogan “Who’s this?” a farla da padrone,  Davide Zappacosta, terzino destro ex Torino, è approdato quest’estate alla corte di Antonio Conte, che fortemente ha richiesto il suo acquisto, tra incomprensione e pregiudizio, per dar manforte alla corsia di competenza. Giocatore ritenuto inadatto per il calibro della squadra, giusto perché non altisonante nel nome, poco “chic” e raffinato da associare al nome illustre del club.

I Paperoni d’Inghilterra. L’errore che fan molti, che si rivela tale nella maggioranza dei casi, è che i molti milioni spesi non fanno la bravura del giocatore, ed è per questo che ci troviamo a leggere notizie di mercato in cui vengono spesi vagonate di soldi per assicurarsi prestazioni scadenti o quasi. Ed è proprio in Inghilterra che ciò si manifesta con più nitidezza, dove si hanno gli esempi lampanti dei due Manchester (più il City dello United), dell’Arsenal, del Liverpool, e perché no, qualche “pacco” è stato dato anche al Chelsea, di questi anni.

L’oculatezza di Conte. Però, con la gestione di Antonio Conte, si è avuta l’intelligenza e l’oculatezza di spendere quanto bastasse nei reparti in cui ce n’era bisogno: si considerino gli acquisti di David Luiz, Marcos Alonso, Victor Moses e soprattutto di N’Golo Kanté, calciatori che il tecnico ha saputo valorizzare e rendere fondamentali per la vittoria dello scorso titolo, e che non erano arrivati con il consenso del pubblico.

Zappacosta come Conte: applausi dai fischi. D’altronde, anche lo stesso Conte, dopo un inizio difficile alla guida dei blues, costantemente in bilico tra l’esonero o meno, ha carburato con un filotto di vittorie e ottime prestazioni che sono valse il primato in campionato.

Dunque, Davide Zappacosta, fattosi carico dell’etichetta di bidone, dei fischi dei tifosi, delle accuse di essere costato troppo (25 milioni), ha fatto l’esordio da titolare nella partita valevole per i gironi di Champions League contro il Qarabag.

Il risultato? Eurogoal del terzino italiano che dalla trequarti insacca il portiere, lievemente fuori dai pali, con un tiro beffardo (confesserà nelle successive intersviste, con estrema serenità ed umiltà, che il suo è stato un gesto non voluto). Nonostante questo, la prestazione in generale è stata più che buona, e nessuno se lo aspettava da un “bidone”, guadagnandosi anche il riconoscimento dei propri tifosi che son passati dal chiedersi “who’s this?” a cantare “Zappacosta segna quando vuole”.

Davide Zappacosta, come lo scorso anno Antonio Conte, riscatto dell’italianità derisa all’estero.