Lasciare scudi e lance e prendere in mano la costituzione italiana: la nuova sfida rottamatrice dei Masai

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E’ una scena di straordinario squallore quella che l’imprenditore Pasquale Tiritò ha deciso di regalare all’opinione pubblica. Il fiero e celebre popolo dei Masai, comunità dalle strutture sociali complesse e spesso incomprensibili per gli occidentali, che ha segnato la storia dell’Africa orientale, si è prestato alla più bassa propaganda politica. L’uomo d’affari in questione, proprietario di resort nei pressi di Malindi, ha indotto con chi sa quali mezzi un gruppo di tre appartenenti al popolo Masai a farsi fotografare davanti ad un manifesto propagandistico a favore del sì al referendum costituzionale del 4 dicembre. Tiritò utilizza queste fotografie come atto costitutivo di un movimento dal grande futuro, il comitato del “Kenya per il Sì”, il movimento si propone di coordinare il frizzante movimento politico degli italiani nella zona equatoriale. L’intervista che ha ufficializzato la creazione di questo vitale movimento ha degli importanti punti necessariamente da sottolineare: ha come principale obiettivo quello di essere il motore del cambiamento, ma soprattutto, quello di dare la possibilità a chi (in KENYA) voglia esprimere opinioni discordanti. Non c’è dubbio che da vero imprenditore Tiritò abbia saputo cogliere la possibilità di farsi pubblicità, ma c’è anche da dire che non si può piegare a scopi così bassi un argomento di tale rilevanza nazionale, facendolo diventare uno sfoggio folkloristico e tradendo anche un certo becero razzismo di fondo: i Masai sono esibiti quasi alla stregua di oggetti ornamentali. Tuttavia l’osservatore evoluto di una foto del genere non può che scoppiare in una grassa risata amara. Povera Italia e povero Kenya.