Il lato oscuro della Balena Bianca: ritrovato archivio della Dc

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L’Italia del secolo breve, quel misterioso paese che trascorse le giornate tra nuovi modelli fiat e segreti di stato, deve nel bene e nel male le proprie peculiarità al più influente ed inquietante soggetto politico della sua storia: la Democrazia Cristiana. Espressione di un popolo, antidoto alla diabolica falce e martello, perfetta incarnazione dell’ideologia borghese, fu la più rassicurante e seguita esperienza politica della storia unitaria, entrò nelle vite di ogni italiano dal 1946 al 1993, modificandone irreversibilmente la mentalità. La Balena Bianca, concludendo il proprio ciclo, portò però con sé i notissimi segreti che ne accompagnarono il corso: faldoni di carta ingiallita tra cui si nascondevano, fino a pochi giorni fa, le più svariate forme di documenti, dai report dei servizi segreti ai mastodontici movimenti bancari, dai “contributi non formalizzati” ai litigi tra esponenti, tutto simbolicamente sommerso sotto la polvere di uno sgabuzzino ad Avellino. Per anni li aveva custoditi a propria insaputa (espressione ad oggi di moda nel mondo politico) colei che è ora definita “la salvatrice”, la signora Iole, spentasi nel giugno 2014. Per più di vent’anni tutto ciò è rimasto nell’oblio, dopo essere stato portato in salvo da Rocco Buttiglione e Gianfranco Rotondi alla dissoluzione del partito, trasportato in furgone in un viaggio non privo di fascino romantico dalla storica sede di Piazza del Gesù, per impedirne il macero.

Ciò che colpisce maggiormente è l’analisi del contenuto dei documenti, l’impressionante mole di denaro in entrata e in uscita dai conti correnti della DC: per riportare solo le cifre più significative nel solo 1992 i movimenti bancari del partito ammontarono a 30 miliardi di lire, nell’anno 1961, oltre 55 anni fa, il tentacolare organismo si poteva permettere di spendere 4 miliardi e 650 milioni tra finanziamenti a polisportive a versamenti a grandi gruppi editoriali italiani. Il ritrovamento di questi faldoni assume un valore simbolico fortissimo, sembra commentare ironicamente l’attuale scenario politico italiano: tra gli intrighi della giunta capitolina e le tendenze del premier, ci sembra proprio che aleggino i fantasmi dello scudo crociato a metterci in guardia e ad insinuare che, in fondo, la Democrazia Cristiana non morirà mai.