L’Avana senza Fidel: l’ultimo saluto di Cuba al “lider maximo”

A pochi giorni dalla morte Cuba si prepara all'ultimo saluto al "lider maximo", figura controversa che ha segnato gli eventi di un secolo.

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Sono i primi giorni dopo 60 anni di Fidel a Cuba e l'isola è divisa a metà. Fonte foto: flickr

Dopo la notizia della morte di Fidel Castro all’alba dello scorso sabato, Cuba si prepara a dare l’ultimo saluto al “lider maximo” durante i funerali previsti per la prossima domenica.

Ad una prima occhiata sembrerebbe che la vita continui a scorrere tranquilla a L’Avana, come se fosse un giorno qualunque, ma le bandiere sono a mezz’asta e l’isola tace: sono i primi giorni dopo 60 anni di Fidel. Tutta l’isola è in lutto: nei locali è stata spenta la musica, i giornali stampati solo ad inchiostro nero, le televisioni trasmettono solo filmati del giovane Castro e i matrimoni programmati sono stati rimandati.  I funerali del Comandante sono previsti per domenica 4 dicembre, anche se il corpo è stato già cremato: le ceneri, dopo la cerimonia, viaggeranno nel Paese ripercorrendo i luoghi della rivoluzione cubana e saranno, infine, seppellite a Santiago de Cuba.

Sulla morte di Fidel Castro, tuttavia, l’isola è divisa a metà: secondo gli inviati del New York Times, infatti, le reazioni dei cubani alla notizia della morte di Castro sono state molto diverse a seconda dell’età. Per i cubani più anziani Fidel rappresentava il primo presidente dopo anni di tirannia, per i più giovani, invece, quella del presidente era una figura quasi inesistente dopo il ritiro, dieci anni fa, dalla scena pubblica. “Per quelli che lo amavano era il più grande, per quelli che lo odiavano non c’era nessuno che fosse peggio. Vivere i due periodi di Cuba (il capitalismo e il socialismo) è stata un’esperienza ricca. Immaginate come si sentono i cubani. La cosa più preziosa che avevamo è appena morta”, racconta una vecchietta ai corrispondenti di New York.

Diverse, invece, sono le reazioni degli esuli cubani nella comunità di Little Havana, a Miami: una folla in festa si è adunata al centro del quartiere armata di bandiere sventolanti e bottiglie di vino per festeggiare la “liberacìon” dal dittatore sanguinario.

Una figura controversa, dunque, quella del Comandante Castro, per tanti anni nemico numero uno di Washington. Figura piena di fascino e carisma, eccellente nell’oratoria, Fidel Castro fu tra i padri della rivoluzione cubana che rovesciò la tirannia di Fulgencio Batista e instaurò un regime marxista: Cuba prima di allora viveva di commercio con gli USA e questa mossa segnò una rottura con Washington durata decenni. “La storia mi assolverà“, dichiarò in seguito il Comandante, scampato a ben 600 attentati. Durante l’esilio in Messico, Fidel, ebbe l’occasione di conoscere un giovane Ernesto Guevara, il “Che” che poi, durante i funerali, ricorderà come un valoroso amico. Fedele alleata dell’URSS la Cuba di Castro si trovò al centro delle dinamiche della Guerra Fredda, scatenando, per poco, la guerra atomica durante la crisi missilistica del 1962: all’epoca Cuba viveva di aiuti sovietici e fu solo grazie ad un abile colpo da maestro che l’isola si salvò dopo il dissolvimento dell’URSS. Da dieci anni Fidel Castro si era ritirato dalla vita pubblica, affidando le redini del suo governo al fratello Raoul: il presidente cubano, infatti, già da tempo soffriva di gravi problemi di salute.

Pochi anni fa, durante il secondo mandato di Obama,la storica visita del primo presidente USA a Cuba e la rottura dell’embargo con l’apertura del mercato cubano, tuttavia, ciò potrebbe cambiare durante la presidenza Trump.