Le banche faranno ancora intermediazione creditizia?

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Già da questo mese una piccola banca cooperativa della germanica Baviera, per i depositi superiori a 100.000 euro, addebiterà ai propri clienti una percentuale pari allo 0,40% per coprire il costo del tasso negativo che gli istituti di credito pagano alla Bce sui depositi overnight.

Apparentemente potrebbe sembrare una banale commissione necessaria a trasferire sui clienti un costo che gli istituti di credito sostengono nella gestione della liquidità con la Bce. Ma, immaginando un titolo giornalistico a effetto del tipo ”per depositare i soldi in banca devi pagare”, il tradizionale nostrano risparmiatore, magari attento a diversificare gli investimenti valutando rendimenti e tempi di smobilizzo, si vede crollare le sue convinzioni sulla gestione delle disponibilità liquide. Certo già da qualche tempo i correntisti si erano abituati all’idea che l’irrisorio tasso applicato sui depositi in conto corrente, almeno per le consistenze medie poco elevate, difficilmente riusciva a coprire gli addebiti per le spese di tenuta conto e  le immancabili commissioni aggiuntive, tuttavia, la crudezza dell’imposizione, priva di qualsiasi attenuazione contrattuale, a dir poco disorienta chi considerava la banca un luogo sicuro e fruttifero per i propri risparmi.

Personalmente sono convinto che la misura anticipata dalla piccola banca teutonica sia destinata ad avere un seguito, eventualmente anche con modalità diverse di addebito, ma versare denaro in banca non produrrà più frutti al depositante e il concetto classico di intermediazione creditizia sarà completamente stravolto.

A oggi, le banche, in una delle loro fondamentali funzioni, raccolgono risparmi per destinarli ai finanziamenti alla produzione e al consumo. Le operazioni di raccolta fondi rientrano tra le operazioni passive, mentre le operazioni di impiego fondi generano la maggior parte dei ricavi bancari.  Volendo molto semplificare il concetto, si potrebbe affermare che le banche commerciano denaro e lo comprano a un costo inferiore al ricavo di vendita. Il costo di acquisto (raccolta) è rappresentato dal tasso passivo che la banca applica sulle somme depositate dai risparmiatori. I ricavi di vendita (impieghi) sono originati dagli interessi che gli istituti di credito ricevono sui prestiti concessi a imprese e famiglie. Se però si analizza più a fondo il concetto di intermediazione, le banche trasformano, finanziando produzione e consumo, il risparmio in ricchezza. È una funzione di sviluppo dell’economia che, direttamente, avviene con i prestiti concessi alle imprese per aumentare la produzione e, indirettamente, con la possibilità che, attraverso i finanziamenti concessi, viene data alle famiglie di comprare, anche quando non ne hanno l’immediata disponibilità, i beni prodotti dalle imprese.

Inoltre, versamenti in c/c e libretti di risparmio sono depositi irregolari. Qualora un deposito fosse da considerare regolare, non rientrerebbe tra le operazioni di intermediazione in quanto si tratterebbe di un  servizio di custodia valori e la banca sarebbe tenuta a restituire gli stessi, e non dei fungibili,  beni ricevuti in deposito. Rientrando tra le operazioni in servizi e non acquisendone il diritto all’utilizzo, gli istituti di credito riceveranno un compenso per la prestazione di pura custodia offerta al cliente. Ne sono esempio le cassette di sicurezza. Se non diversamente espresso, i depositi si intendono irregolari. In tal caso la banca acquista la proprietà delle somme di denaro versate dai risparmiatori e, alla scadenza, deve restituire beni della stessa specie. Essendone diventati proprietari, gli istituti di credito, utilizzano fruttuosamente (rischi di sofferenze a parte) le somme raccolte finanziando imprese e famiglie.

D’ora in avanti i risparmiatori potrebbero, non ricevendo nessun compenso sui depositi (o addirittura pagando), non volere più autorizzare la banca all’utilizzo delle somme versate. Privati della disponibilità di fondi da impiegare, gli istituti di credito non potranno concedere prestiti a imprese e famiglie e, quindi, cessano di svolgere la funzione di sviluppo all’economia e, nello stesso tempo, i depositi, trasformatisi in custodia, non consentono di praticare intermediazione creditizia.

Penso che le banche continueranno a svolgere comunque queste due funzioni, semplicemente non più alla stessa maniera. L’intermediazione si trasformerà in un servizio che gli istituti di credito renderanno a prestatori e richiedenti senza accollarsi i rischi di insolvenza. Probabilmente qualcosa di molto simile al prestito peer to peer, assistito dalle banche che assegnano un rating alle imprese richiedenti per orientare la scelta dei prestatori. E così anche per i versamenti in deposito che diventeranno servizi di tesoreria non solo per enti ma anche per privati cittadini che vorranno utilizzare carte e remote banking per pagamenti, addebiti o riscossioni.

Principalmente, o addirittura solamente, operazioni in servizi consentiranno alle banche di sopravvivere alla fintech revolution, rinnovandosi nelle modalità operative e una piccola tassa sulla liquidità, tanto prossima a una patrimoniale, potrebbe essere la scintilla che accenderà la rivoluzione nel settore bancario.