Lettera di Blake Griffin ai tifosi Clippers

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L’obiettivo di quest’anno è il titolo. Gli uomini di Doc Rivers hanno tutte le potenzialità e l’esperienza per arrivare all’anello e scrollarsi di dosso la nomea di “eterni perdenti”. Blake Griffin deve essere l’uomo della rinascita, proprio lui che nella passata stagione fu responsabile dell’inizio della disfatta. Lo scorso gennaio, infatti, dopo essersi ripreso da un infortunio alla coscia, riuscì nell’impresa di rompersi una mano in seguito ad una rissa avuta con un membro dello staff della squadra, nonché uno dei suoi migliori amici. Dopo pochi giorni arrivò il comunicato di scuse, poche parole, fredde, di circostanza. Questo 23 settembre però, l’ala dei Clippers, ha fatto pubblicare sul portale online The Players’ Tribune una lettera rivolta ai tifosi in cui si può cogliere il reale pentimento e una vera presa di coscienza per quella che deve essere una nuova vita in quel di Los Angeles. Questa la traduzione della lettera:

“La chiudo una vola per tutte.

La scorsa stagione è stata uno schifo.

Sono davvero dispiaciuto. Ciò che è successo a Toronto è stato al 100% colpa mia. Ho fatto un casino.

Non c’è giorno che passa in cui non ci pensi, so di aver deluso i tifosi che ci sono sempre stati vicini fin dall’inizio.

Se c’è una cosa positiva della scorsa stagione è che ci sono state persone, ovviamente deluse da me, ma che sono comunque rimaste dalla mia parte. Non dimenticherò queste persone che sono state con me quando letteralmente ho spento il telefono per stare lontano da tutto e tutti.

Essere sui titoli dei giornali nel 2016 è…beh, interessante.

In questi giorni ho twittato qualcosa tipo “Sono felice di essere tornato a casa”.

E le prime dieci risposte sono state “Mi raccomando, non prendere a pugni nessuno”.

Dang.

E’ giusto, Twitter. Severo, ma giusto.

Non voglio insistere, ma penso che devo dirlo ancora una volta ai tifosi prima che inizi la stagione: mi dispiace.

Con tutto quello che è successo in questi ultimi mesi, voi non avete idea di quanto sia eccitato di tornare a giocare a basket di nuovo. Pazzesco, questo è il mio ottavo anno con i Clippers. Sono davvero orgoglioso di come siamo cresciuti in tutto questo tempo.

Sono cresciuto ad Oklahoma e in quegli anni non c’era una squadra NBA, non sapevo molto dei Clippers prima del mio draft. Non erano mai passati in TV nel Midwest, e poche volte erano apparsi su SportsCenter. Quindi veramente non avevo idea di quanto fosse accesa la rivalità tra Lakers e Clippers prima di arrivare a Los Angeles.

Ricordo quando atterrai per la prima volta a LAX nel 2009, stavo camminando per l’aeroporto, guardando attorno i souvenirs dei piccoli negozietti, guardando le pubblicità sulle pareti e c’era solo roba dei Lakers o Dodgers.

Felpe dei Lakers. Orsacchiotti dei Lakers. Tutto dei Lakers.

Ed io tipo “Ehi, aspetta un momento…ma dov’è la roba dei Clippers?”

Non c’era assolutamente niente dei Clippers. Non un cartellone, né cappellini. Niente. Ho visto la prima volta il logo dei Clippers solo quando sono arrivato in palestra.

E’ davvero bello far parte di un gruppo che a malapena era considerato dalle persone e che ha saputo guadagnarsi il rispetto negli anni. Non abbiamo ancora vinto nulla, ma spero di aver contribuito a cambiare la percezione che hanno dei Clippers. O almeno, ora hanno un motivo valido per odiarci.

Per molto tempo ho pensato che i tifosi Lakers non volessero sprecare troppe energie per noi. Ora tutto è diverso.

L’altro giorno, Austin Rivers era nello spogliatoio raccontandoci di quanto fosse nervoso nel fare il primo lancio alla partita dei Dodgers perché non aveva mai fatto un primo lancio.

Gli ho detto solo “Fatti trovare pronto, perché probabilmente ti fischieranno”

E lui “Cosa? Perché? Siamo a Los Angeles.”

Ed io gli ho spiegato che la maggior parte dei tifosi Dodgers amano i Lakers.

Gli ho ripetuto “Amico, poi vedrai”

Fu fischiato così tanto che fece cadere la palla prima di raggiungere il monte. Fu incredibile.

Per darvi un’idea, dovevo fare il mio primo lancio proprio pochi giorni dopo il mio draft e lo speaker dello stadio annunciò “Per favore date il benvenuto a Blake Griffin dei Los Angeles Clippers!”

Non ci fu un sibilo. Nessuna reazione. Solo una coppia applaudì. Sono sicuro che lo fecero perché si sentivano in imbarazzo per me.

Alcuni anni dopo, quando ci stavamo preparando per i playoffs, andai a vedere una partita dei Dodgers. Subito il cameraman si avvicinò. La mia espressione era immobilizzata tipo “Oh no, eccoci qui”.

Due secondi dopo e la mia faccia era su tutti gli schermi. Feci un sorriso inebetito tipico di questi momenti come per dire “Ciao a tutti. Come state?”.

Fui distrutto. L’intero stadio mi  fischiò.

Una parte di me pensava “E’ uno schifo!”

Un’altra parte pensava “Ottimo, questo è grandioso. Siamo ufficialmente il nemico”.

Oggigiorno i tifosi Lakers ci fischiano ogni volta che ne hanno l’opportunità.

Nel 2013, Chris Paul andò a fare il primo lancio con il suo piccoletto. Stava raggiungendo il monte con suo figlio di quattro anni che per l’occasione indossava un’adorabile maglietta dei Dodgers.

Lo risparmiarono?

Non lo fecero.

Fischiarono lui e il suo adorabile figlio.

Per questo ho rispetto dei tifosi Clippers che sono qui dall’inizio, che hanno sopportato l’Era Sterling, che hanno retto alle delusioni dei playoffs, e che sono ancora qui nonostante siano circondati da tifosi Lakers a scuola e a lavoro.

Già sappiamo cosa staranno pensando tutti anche questa stagione “Perderanno ai playoffs anche quest’anno. Soliti vecchi Clippers”.

Tutto ciò che voglio dire è questo: siamo lo stesso fantastico gruppo che ha sconfitto i campioni in carica degli Spurs appena 17 mesi fa. Lo so che 17 mesi sembrano un’eternità, soprattutto nella NBA, ma conosciamo anche i piccoli margini che ci sono tra una vittoria e una sconfitta, e come rapidamente i racconti che ruotano attorno ad una squadra possono cambiare.

Addirittura nel corso di una serie la storia può cambiare. Ai Cavs bastava un’altra sconfitta per essere spacciati (nessuno avrebbe scommesso nulla sulla loro vittoria), eppure ora sono i campioni.

Con questa mentalità abbiamo tutte le carte in regola per fare bene. Per dirla in altri termini, abbiamo adottato la filosofia: Fu**it, andiamo e giochiamo a basket.

Abbiamo un centro dominante come DJ. Abbiamo un nove volte All-Star come CP3. Abbiamo uno dei tiratori più affidabili dell’intera lega come J.J. Abbiamo un tre volte Sesto Uomo dell’Anno come Jamal Crawford. Abbiamo un proprietario come Steve Ballmer che ha cambiato l’intera cultura della franchigia con la sua positività e un coach come Doc che ha già condotto un team al titolo.

Ad Est è dura, sicuro, ma possiamo giocarcela con tutti se stiamo bene.

Noi diamo del nostro meglio quando non abbiamo niente da perdere. Lo abbiamo dimostrato nella serie con gli Spurs, che probabilmente è il punto più alto della mia carriera. Fu tutto ciò per cui amo il basket.

Ricordo che prima dell’inizio della serie contro gli Spurs avevamo attaccato un grande pezzo di carta nello spogliatoio con tutti i pronostici degli esperti scritti sopra. Non una persona scommise su di noi.

Spurs in 5. Spurs in 6. Spurs in 5.

Uno solo Spurs in 7.

Quella fu la nostra benzina.

Quando stai combattendo per sopravvivere ogni singola notte con i tuoi compagni, attraversando alti e bassi, è la cosa più eccitante del mondo. Essere in trincea assieme, giocare nei palazzetti dove tutti ti odiano. E’ per questo che giochiamo.

Non essere riuscito a gestire questa sorta di montagne russe la scorsa stagione è stato come una sveglia per me. Se devo essere completamente onesto, sei stagioni NBA, 82 partite all’anno, tutti i viaggi, le fatiche, possono fondere il cervello a chiunque.

Quando sono stato infortunato e praticamente ero fuori di testa, ho realizzato che il basket è come una terapia per me. Non importa cosa stia accadendo nel mondo reale, se mi trovo in palestra ad allenarmi, tutto scompare.

Quando toccai il fondo, pochi giorni dopo quello che ho combinato la scorsa stagione, ricevetti una chiamata da mio fratello Taylor, che era in Italia.

Non mi disse quello che speravo di sentire. Mi urlò “Cosa stai combinando? Questo non sei tu. Perché stai facendo così?”

Ero distrutto.

Mi crollò il mondo addosso. Sentire queste parole da lui, dalla persona su cui ho sempre fatto affidamento, che mi ha sempre detto quello di cui avevo bisogno, tutto ciò mi fece realizzare chi sono, e chi voglio diventare.

Non voglio dire altro. Voglio uscire e mostrarvelo.

Clippers fans, grazie per essere sempre sinceri.”

— Blake