Libia, il nuovo Premier e i ministri raggiungono Tripoli

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Il Consiglio Presidenziale libico ha raggiunto Tripoli ed ha assunto pieni poteri. E’ quanto dichiarato dal Premier Fayez al-Serraj, giunto oggi via mare nella capitale della Libia, insieme ad altri sette componenti del governo di unità nazionale, nato sotto l’egida delle Nazioni Unite. La sede in cui opererà sarà la base navale di Abu Setta; almeno finché non potrà essere garantita la sicurezza in un altro luogo all’interno di Tripoli. Al-Serraj, infatti, aveva precedentemente tentato di arrivare in città tramite aereo (all’aeroporto di Mitiga), ma il tentativo è fallito a causa di diverse esplosioni e colpi di artiglieria anti-aerea, sparati durante la mattinata, da milizie legate al governo non riconosciuto di Tripoli, quello di Khalifa Ghweil. Episodio, questo, che ha confermato la complessità dello scacchiere libico, nel quale ben tre governi si contendono il potere: quelli di Tripoli e Tobruk, non riconosciuti dalla comunità internazionale, e quello guidato da al-Serraj, nato con l’accordo di Skhirat, ora anch’esso a Tripoli, ma che finché non è giunto in città si riuniva a Tunisi. E mentre aspetta il (difficile) sostegno del parlamento libico di Tobruk, l’unico riconosciuto dall’ONU, il Premier, invitando alla distensione, ha dichiarato: «È giunto il momento di lavorare come libici per la Libia, voltando pagina rispetto a ieri e guardando al futuro con uno spirito di tolleranza e di fiducia in Allah, perché la vendetta e l’odio non costruiscono niente».

Anche Martin Kobler, l’inviato delle Nazioni Unite per la Libia, ha invitato al dialogo e alla distensione le varie fazioni, affermando: «E’ urgente un pacifico e ordinato passaggio dei poteri» al governo di unità. Condizione, questa, indispensabile, per fornire al Consiglio Presidenziale libico la forza politica, per richiedere ad una coalizione di nazioni di intervenire militarmente nel paese, al fine di riportare l’ordine e di combattere l’Isis che, finora, ha potuto diffondersi e prosperare, proprio sfruttando la grande divisione politica del paese.