venerdì, Luglio 19, 2024
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L’illusione di chi parte e la sfiducia di chi resta

Il limite tra la ricerca e la fuga è sottile, forse trasparente. Il momento in cui ciascuno lascia il proprio nido, il contesto in cui siamo venuti al mondo, è del tutto soggettivo. Tuttavia continuiamo ad accusarci a vicenda. “E’ evidente che non sia legato alla famiglia” oppure “dovrebbe fare nuove esperienze”. Da giovani ci sembra di essere leggeri, una foglia nel vento trasportata dalla voglia di vivere tutto insieme. Ci troviamo spesso di fronte ad un bivio, una porta carraia. Uno dei sentieri offre la scelta, l’altro la sicurezza. Tuttavia, il libero arbitrio può diventare crudele per chi non lo desidera. Come si fa a scegliere un posto nel mondo, un compagno, un lavoro, una terra che sia nostra? Citando Baricco, la metafora perfetta è un pianoforte. Il musicista ha ottantotto tasti a sua disposizione, un numero determinato che il più talentuoso trasforma in possibilità infinite. Il meraviglioso strumento è di per sé finito e controllabile. Ciò che dobbiamo fronteggiare è invece una tastiera infinita in cui si diramano opportunità che siamo incapaci di suonare. Ricorriamo quindi alla fiducia nella sorte, il sollievo che ci scarica dalle responsabilità dell’artefice. Talvolta il risultato è sorprendente, più spesso qualche nota stonata e una definitiva abiura. L’alternativa è abbracciare l’immobilità che ci è stata donata. Una portinaia, che puzza di prosciutto, non dovrebbe aspirare a niente di meglio, tantomeno leggere Tolstoj. Due bambine del rione sono autorizzate a sognare in piccolo, al massimo un piatto caldo, un marito amorevole e dei figli maschi. Ciascuno di noi nel proprio ruolo, aspirando al meglio nel contesto che ci appartiene. Desiderare il diverso non è solo assurdo, ma addirittura tracotante. Chi parte è un illuso e un coraggioso. Chi resta un tradizionalista. Eppure il confine è tutt’altro che netto. Purtroppo non esiste una verità assoluta che ci permetterà un giorno di affrontare la porta carraia nel modo giusto. Esistono, però, due minuscole parole capaci di tormentare anche il più ignavo degli uomini: “e se”. Esse sono il motivo per cui, ricordando Pasolini, siamo stanchi di diventare giovani seri o contenti per forza, vogliamo aspettare qualcosa dalla vita. Non vogliamo essere da subito senza sogni. Ecco che, inaspettatamente, due sillabe cambiano d’abito e diventano il nostro pianoforte. Bene o male non ha importanza, ma prima o poi troveremo il coraggio di suonare.

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