L'(in)giustizia sportiva e la violenza negli stadi

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Ne avevamo già parlato qui, ma la situazione si aggrava e diventa più pericolosa ogni volta che l’(in)giustizia sportiva torna a parlare e a pontificare intorno a questa vicenda.

Il Presidente del Collegio di Garanzia dello Sport, Franco Frattini, ha sospeso la squalifica per un turno della curva sud dello Juventus Stadium in seguito alla bomba carta esplosa durante l’ultimo derby tra Juve e Torino lo scorso 26 aprile. I bianconeri avevano infatti presentato ricorso. L’udienza per l’esame della sospensiva e del merito è fissata per il 3 settembre. [sportmediaset]

Probabilmente ai gestori del calcio conviene (economicamente e politicamente) più tutelare gli interessi di chi urla più forte e di chi paga e conta di più, ma la situazione sta decisamente sfuggendo di mano. La violenza non è mai giustificata, ma i veri responsabili di essa non sono i tifosi, meri esecutori materiali, ma i mandanti. Queste sentenze, questo continuo sospendere pene già di per sé ridicole, è il male del calcio.

Sarà troppo facile durante la prossima stagione piangere per l’ennesimo morto o tirare fuori il petto in proclami di fronte alle ennesime coltellate o allo striscione politicamente scorretto di turno.

Ma quando accadrà, e accadrà, oltre a condannare e perseguire i responsabili materiali, chi di dovere si interroghi (per quanto ne è già probabilmente consapevole e indifferente) su cosa (non) hanno fatto per evitarlo. Perché questo tipo di impunità fomenta la violenza più di uno striscione o di un coro territorialmente discriminatorio.