L’innovazione è donna: Le start-up tutte al femminile che guardano al futuro

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Start up, innovazione e donne. La triade su cui punta l'UE. Autore: NicoElNino - Fonte: Politecnico di Milano

“Eu Prize for Woman Innovators 2020” (Premio europeo Donne Innovatrici 2020), così si chiama il premio europeo indetto la prima volta nel 2011 per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla necessità di puntare su un maggior numero di donne imprenditrici e di creare modelli di ruolo a cui le giovani generazioni possano ispirarsi. Le donne sono viste, dunque, non solo nel ruolo di generatrici di vite ma anche come generatrici di idee in grado di migliorare la qualità di quelle stesse vite che sono in grado di portare al mondo.

Come e perchè partecipare – Al premio possono partecipare tutte le donne di cittadinanza europea che hanno fondato o co-fondato una start up e/o un azienda di successo partendo da proprie idee innovatrici. I premi sono tutti in denaro: 100.000 euro alle prime tre classificate nella categoria principale ed otto premi in 50.000 euro per le eccellenze in ambito imprenditoriale under 35, non a caso la categoria è denominata “Rising Innovators” (Le innovatrici nascenti).

Le vincitrici dell’edizione 2020 – A vincere l’edizione indetta quest’anno nella categoria principale sono state: 1) Madiha Derouazi, fondatrice e amministratrice delegata di “Amal Therapeutics”, società svizzera che sviluppa vaccini terapeutici contro il cancro; 2) Maria Fátima Lucas, co-fondatrice e amministratrice delegata di “Zymvol Biomodeling”, società portoghese che sviluppa enzimi industriali progettati al computer; 3) Arancha Martínez, co-fondatrice e amministratrice delegata di “It Will Be”, società spagnola che aiuta ad affrontare la povertà con l’innovazione tecnologica e supporta donne e bambini vulnerabili.

Tra le finaliste under 35 anche due italiane – Tra le finaliste nella categoria delle “Rising Innovators” ci sono state anche due italiane: Valentina Menozzi ed Alice Michelangeli, co-fondatrici della start up “Prometheus”, società che si occupa di medicina rigenerativa. Il progetto presentato dalle due ricercatrici italiane è un dispositivo che tramite biostampante 3D realizza cerotti riassorbibili ottenuti da un derivato del sangue del paziente. Il dispositivo (chiamato Ematik) potrebbe arrivare a curare ferite umane croniche come piaghe da decubito o ulcere venose. Al momento la start-up cerca investitori interessati a finanziare l’inizio della sperimentazione del dispositivo sull’uomo.