“L’ISIS ha vinto, ecco perché”. Parola di Giuseppe Gallo, uno dei ragazzi presenti a Piazza San Carlo

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Giuseppe Gallo e Andrea Gaudino, due ragazzi presenti in Piazza San Carlo
Giuseppe Gallo e Andrea Gaudino, due ragazzi presenti in Piazza San Carlo

La sensazione è stata bruttissima. Una cosa è spiegarlo e un’altra è viverlo“. Comincia così la nostra chiacchierata con Giuseppe Gallo, praticante avvocato di Napoli e tifoso della Juventus. Giuseppe, insieme ad Andrea Gaudino (tifosi della Juve) e altri amici, è stato in Piazza San Carlo sabato 3 giugno durante la finale di Champions League. Giuseppe ci ha ribadito più volte, inoltre, che “l’ISIS ha vinto”. Nell’intervista scoprirete il perché.

Cosa avete provato un secondo dopo il fatto?
In quei momenti non si è parlato. È stata una frazione di secondi. Improvvisamente la gente ha spinto fortissimo e mi sono trovato a terra con la gente che mi camminava sopra. Non si capiva niente e sentivo diverse botte. In quel momento ho pensato “questo è un attentato”: ho avuto la freddezza di rialzarmi subito eho avuto una cosa anche brutta, disumana. Che soltanto dopo ci pensi: tu per salvarti corri perché pensi che in quel momento stanno sparando o c’è un camion che sta investendo gente a più non posso. Per fare ciò, mi dispiace dirlo, camminavo addosso alle persone pur di salvarmi il c**o. Una volta che sono uscito da quella situazione, sono scappato via con i Carabinieri che dicevano “evacuate” con le pistole in mano: segno che anche loro erano preparati per un attentato. Una volta che ho fatto un km di corsa, vedo le persone che corrono di nuovo al grido di “scappate, scappate”…

Ma hai corso con Andrea o vi siete persi tutti?
Ci siamo persi tutti. Io sono rimasto solo di un gruppo di 40 persone. A telefonare era impossibile perché c’erano le linee intasate: sono entrato in un albergo, mi sono collegato al wifi e ho scritto su Facebook. Era il modo più veloce perché, pensando che fosse stato un attentato, ho pensato ai miei genitori che sarebbero stati preoccupati. Poi dopo sono andato a vedere dietro la mia maglia ed era ricoperta di sangue. Sangue non mio, delle persone che erano a terra. A mente fredda, pensi: “Tu per salvarti sei andato addosso alle persone, della serie vita mia morte tua”. È proprio brutto come concetto.

Quand’è che avete capito che non era un attentato?
Per un’oretta, un’oretta e mezza si parlava di attentato. Erano sicuri di questo. Noi siamo stati in ansia in quel periodo e siamo stati chiusi nell’albergo e l’addetto alla reception, per proteggerci, ha chiuso le porte, ci ha dato da bere. Dopo due ore sono cominciate a circolare varie voci. Ce ne siamo andati da Torino senza sapere cosa fosse successo perché il clima era da attentato: polizia,  ambulanze, vigili…

Che sensazioni si prova in queste situazioni?
In quel momento pensi solo a scappare, scappare, scappare. Non sai quello che sta succedendo: se stanno sparando da dietro le spalle, se c’è un camion, non si capisce. Una riflessione a freddo è secca: l’ISIS ha vinto perché ci sta facendo vivere nella paura. Se un petardo scatena tutto ciò, significa che hanno vinto loro. È un verdetto definitivo. Purtroppo sono attentati che tu non puoi frenare. Questi si svegliano la mattina, mettono una bomba sotto la maglietta e agiscono. Ad esempio, se uno di loro scende da casa, chi li controlla? Non li puoi frenare tutti, anche con tutti i controlli. Se vogliono colpirti, lo fanno. E non se ne importano della loro vita. Se da una preoccupazione è scaturito tutto ciò…Tutte le persone che erano là, già avevano una preoccupazione inconscia che sarebbe potuto succedere qualcosa. Anche io: io sono andato là pensando che sarebbe potuto succedere qualcosa, sono sincero. Torino è vicino la Francia, il Belgio, e sappiamo là cosa è successo. E da qui traggo la mia conclusione: l’ISIS ha vinto. A caldo, in quei secondi pensi a scappare il più lontano possibile per allontanarsi dal pericolo. Non pensi a chi hai davanti, anche se sono bambini. Ci pensi dopo, quando sei sicuro di essere in salvo, e pensi “che schifo, a che siamo arrivati. Tu per salvarti, calpesti le altre persone”. Tanto è vero che Andrea ha provato all’inizio ad aiutare altre persone ma per salvare le altre persone, stava per essere coinvolto anche lui con le persone che gli salivano sopra. A un certo punto ha dovuto mettersi in salvo e correre. Calpestare le altre persone per la tua vita è una cosa che ti rimane. Anche le persone che erano davanti a me, magari con loro ho esultato per il goal di Mandzukic. È una sensazione brutta. Pensi solo a salvarti, in quel momento. E basta.

Dei tuoi amici c’è qualche ferito?
Fra i miei amici, uno si è fatto male ma nulla di grave. Alcuni sono tornati a Napoli senza scarpe, il clima era da G8. C’erano tutti gli estremi per pensare che fosse stato un attentato.

Passiamo all’aspetto sportivo: ti aspettavi questa Juve?
La differenza tra la Juve e il Real Madrid sta nel carattere, nell’abitudine a queste partite. Alla Juve questo forse manca. Li ho visto troppo paurosi mentre il calciatori del Real Madrid erano più abituati a certi ritmi e hanno saputo affrontare la situazione con più disinvoltura. Tecnicamente, la Juve quest’anno non ha nulla da invidiare a nessuno però il Real Madrid è il Real Madrid.

È possibile riportare l’intervista in parte o integralmente soltanto citando la fonte.